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filtro, teorìa del-

"Per lo schema vedi il lemma dell'8° volume." "Vedi schema vol. IX, pag. 475" teoria psicologica elaborata tra il 1952 e il 1958 dallo psicologo inglese D. E. Broadbent per rendere conto della capacità dell'individuo di operare una selezione tra tutti gli stimoli che gli pervengono dall'ambiente, particolarmente nei compiti di vigilanza e di attenzione selettiva. Secondo tale teoria, l'uomo possiede un meccanismo di decisione che si comporta come un canale a capacità limitata (nel senso della teoria dell'informazione); esso non può prendere più di una decisione alla volta, e questo su un numero limitato di informazioni. Poiché le informazioni continuamente in arrivo all'organismo eccedono tale capacità, è necessario postulare un filtro selettivo che fermi le informazioni in eccesso. Queste ultime potranno permanere disponibili in una memoria a breve termine, da cui potranno essere rinviate al meccanismo di decisione al riaprirsi del filtro, se ciò non avverrà con eccessivo ritardo, altrimenti si perderanno. Tale situazione è esemplificata, anche nella vita quotidiana, dal cosiddetto cocktail party problem: una persona presente a una festa è perfettamente in grado di sentire cosa gli viene detto da un altro, escludendo percettivamente gli altri rumori presenti, anche se più intensi (almeno entro certi limiti). La teoria del filtro può essere rappresentata da un diagramma a blocchi, che indica il flusso delle informazioni nell'organismo. Queste, dagli organi sensoriali (recettori periferici), giungono a una memoria a breve termine e quindi al filtro selettivo; qui alcune vengono bloccate e permangono nella memoria a breve termine, altre proseguono al meccanismo di decisione, concepito come un canale a capacità limitata. Di qui si avrà l'emissione della risposta (dagli effettori) e il possibile passaggio alla memoria a lungo termine. Tale passaggio è condizionato dal fatto che le informazioni rimangano abbastanza a lungo nel canale a capacità limitata; sarà quindi necessario che il canale possa rinviare tali informazioni nella memoria a breve termine, di modo che di qui possano tornare ancora al canale; si tratta del fenomeno della ripetizione mentale, che noi impieghiamo, per esempio, quando vogliamo tenere a mente un numero di telefono. La memoria a lungo termine agisce sul filtro, facendogli selezionare alcune informazioni piuttosto che altre, sulla base dell'esperienza passata dell'individuo. La teoria del filtro ha avuto una notevole importanza in psicologia aprendo nuove vie di ricerca, pur richiedendo, per ammissione dello stesso Broadbent, alcune modifiche (vedi attenzione).