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fiorentina, Scuòla-

movimento artistico sviluppatosi a Firenze nel sec. XIV e proseguito fino al sec. XVI. Con l'attività di Giotto e dei suoi scolari e seguaci si determinò praticamente il destino della pittura per tutto il sec. XIV nelle principali regioni d'Italia. In tal modo si configurò il concetto di una “Scuola fiorentina ” (il termine è ovviamente posteriore) portatrice di un linguaggio nuovo, volto al “naturale” nella resa plastica della figura e dello spazio. Sulle orme di Giotto, da Firenze ad Assisi, Roma, Rimini, Padova, Napoli, Milano, la nuova pittura si diffuse in tutta Italia, analogamente a quanto avveniva per il “volgare” nella lingua e nella letteratura: questo primato di Firenze era anche il risultato della potenza economica raggiunta dalla città nei sec. XIII e XIV, che non trova parallelo in Italia né in Europa. La rivoluzione dei mezzi tecnici e formali attuata da Brunelleschi, Donatello e Masaccio attraverso il dominio dello spazio (prospettiva), il valore creativo del disegno, l'ispirazione all'antico come modello ideale, ripropose, a un secolo di distanza, la situazione di predominio già verificatasi con Giotto. Ma erano profondamente mutate la concezione stessa delle arti, passate da “mecaniche” a “liberali”, e la posizione sociale dell'artista, affiancato al letterato e al filosofo alla corte del signore. I nuovi dominatori di Firenze, i Medici, banchieri e finanzieri a livello europeo, svolsero, da Cosimo il Vecchio a Lorenzo, un'azione di mecenatismo che rendeva l'artista strumento di una politica di prestigio culturale: Lorenzo “esportava” i suoi artisti nelle altre corti italiane (Verrocchio a Venezia, Leonardo a Milano, Botticelli a Roma, ecc.). Ma lo spostarsi dell'asse politico e culturale da Firenze a Roma, dove il papa richiamava artisti da tutta Italia, determinò la fine del predominio fiorentino: dopo un breve momento, quello della Repubblica di Pier Soderini (che vide significativamente presenti a Firenze, agli inizi del Cinquecento, Leonardo, Michelangelo e Raffaello), lungo il secolo la continuità della tradizione fiorentina si incarnò in un solo personaggio, Michelangelo. Ormai né l'elegante e armonioso classicismo di Andrea del Sarto o Fra' Bartolomeo, né l'intellettualistica ribellione dei primi manieristi (Pontormo, Rosso) valsero a riportare Firenze alla perduta posizione di punta, così come non riuscì in seguito il tentativo del Vasari, teso a ridare al nuovo dominio mediceo (ora ducato) il prestigio dell'antico mecenatismo quattrocentesco.