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flagellazióne

sf. [sec. XIV; da flagellare]. Battitura cruenta compiuta con il flagello o altro strumento di tortura; anche il flagellare se stessi, per penitenza. Per estensione, nell'arte figurativa, rappresentazione della flagellazione di Cristo: una flagellazione di anonimo del Cinquecento. § Originariamente era una pratica rituale, usata per stimolare le facoltà fecondative o a scopo purificatorio o di esorcizzazione di spiriti maligni. Come tale si trova la flagellazione nel culto di Attis e nel culto frigio di Cibele, ma di flagellazione rituale si parla già nei testi babilonesi, che prevedono la battitura del malato-penitente con una verga di rovo: lo scopo era di eliminare attraverso il sangue perduto dal paziente la tabe che in esso si era prodotta con la rottura dell'ordine morale. Un significato espiatorio-catartico ebbe la flagellazione presso i flagellanti medievali, che si richiamavano alla flagellazione subita da Gesù nel pretorio di Pilato. Nei primi secoli del cristianesimo fu viva la devozione alla colonna a cui Gesù sarebbe stato flagellato, allora conservata nel tempio del S. Sepolcro a Gerusalemme, ma su di essa esistono solo testimonianze tarde (sec. IV).

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