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fonazióne

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Fisiologia

Sf. [sec. XIX; dal greco phōnḗ, voce]. Processo fisiologico per cui appositi organi pervengono all'emissione dei suoni vocali. Gli elementi anatomici direttamente interessati alla fonazione sono da una parte i centri corticali cerebrali, dall'altra i recettori periferici. I centri corticali sono costituiti dalle regioni corticali motrici bucco-faringo-velo-laringee e dai centri motori dei muscoli respiratori. Questi agiscono sotto controllo dei centri uditivi, dove si ha la rappresentazione mentale del suono da emettere, cioè la sua integrazione corticale. I centri uditivi esercitano così sui centri motori fonatori un controllo costante facilitato dall'audizione del suono emesso. I recettori periferici possono essere distinti in tre elementi: soffieria (polmoni, bronchi e trachea); restringimento vibrante (glottide); risuonatori (cavità sopraglottidee o cavità nasali e buccali). Organo fondamentale dell'apparato fonatorio è la regione glottidea, rappresentata dallo spazio compreso tra un piano passante in alto tra le corde vocali false e un piano passante in basso tra le corde vocali vere. Queste ultime, vibrando, producono il suono; occorrono però due condizioni indispensabili: la posizione fonica delle corde vocali e la vibrazione delle corde stesse. Il meccanismo che pone in posizione fonica le corde vocali dipende non solo dai due muscoli tiroaritenoideo e cricoaritenoideo, ma anche dalla contrazione di tutti gli altri muscoli laringei, che non hanno rapporti così diretti con le corde vocali (costrittori, adduttori, elevatori, abbassatori), in una sinergia regolata dall'automatismo cerebrale secondo le esigenze fonatorie. Le teorie avanzate per spiegare il meccanismo della fonazione sono fondamentalmente due. Secondo quella della “neurocronassia ricorrenziale” la frequenza alla quale le corde vocali vibrano è uguale alla frequenza dei potenziali d'azione che arrivano al muscolo vocale attraverso il nervo ricorrente: ogni nuovo potenziale d'azione determina una nuova vibrazione delle corde vocali. Vi sarebbe, quindi, nel cervello un generatore che produce potenziali d'azione alla frequenza voluta secondo il suono da emettere. In contrasto con questa, la “teoria mioelastica”, sostenuta dalla maggioranza degli studiosi, afferma che il generatore di suoni funziona per effetto della pressione sottoglottica da una parte, e della massa e della tensione delle corde vocali dall'altra; quando la glottide è chiusa, aumenta la pressione sottoglottica, che spinge obliquamente verso l'alto le corde vocali con una componente orizzontale e una verticale: si ottiene così una divaricazione delle corde vocali; per spiegare il ritorno delle corde vocali alla loro primitiva posizione di accollamento si invocano tre cause: le corde vocali sono tese da una funzione elastica che resiste alla loro deformazione; l'aria che sfugge attraverso la glottide esercita una funzione retroaspiratoria; con la fuoriuscita dell'aria compressa sotto la glottide, la pressione sottoglottica si abbassa enormemente, venendo a cessare la causa che aveva provocato la divaricazione. Il divaricarsi e il ritornare alla posizione di riposo delle corde vocali costituiscono una vibrazione, che si ripete molte volte in ogni secondo e che è fonte del suono. Le vibrazioni delle corde vocali si producono con un ritmo variante da 1/64 di secondo nell'emissione del do 1 fino a 1/1364 di secondo nell'emissione del mi 5. I caratteri del suono sono: altezza, intensità (definita dal tratto pneumo-glottico) e timbro (definito dai risuonatori). Il suono iniziale laringeo viene amplificato dal risuonatore rino-faringeo e articolato dal palato molle, dalla lingua e dalle labbra; in questo modo il suono si trasforma in voce.

Patologia

L'apparato della fonazione può essere colpito da forme patologiche che ne alterano la funzionalità; inoltre disturbi psichici possono alterare più o meno intensamente la fonazione. Tra le forme patologiche vanno segnalate: TBC laringea e difterite (afonia incompleta); laringiti, malattie esantematiche e delle vie respiratorie (raucedine); tumori (sclerofonia); insufficienza testicolare (voce eunucoide); ictus cerebrali (balbuzie, voce scandita); paralisi centrali dovute a cause patologiche o a traumi (alterazioni del linguaggio e dei suoni, mutismo, parziale impossibilità a emettere suoni); paralisi dei nervi ricorrenti, per cause patologiche o per traumi (diplofonia, disfonie, alterazione parziale del linguaggio).

A. Fessard, B. Vallencien, Larynx et phonation, Parigi, 1957; G. Rossi, Manuale di otorinolaringoiatria, Torino, 1971; M. Portmann, Otorino-laringologia, Torino, 1972; M. De Santis, A. Ricotti, Voce e linguaggio, Padova, 1986.