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fondiàrio

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Lessico

agg. [sec. XIX; da fondo2, sul modello del francese foncier]. Relativo al fondo (inteso soprattutto come bene immobile non edificato): credito fondiario, credito concesso a proprietari di immobili. § Capitale fondiario, l'insieme dei beni immobili. Essi sono spesso rappresentati da investimenti capaci di produrre una rendita il più possibile sicura e costante. La denominazione vale anche per i fondi pubblici e i valori corrispondenti alla capitalizzazione di canoni attivi. Una volta venduti, presuppongono una nuova forma d'investimento, ma talora sono alienati per far fronte a uscite finanziarie. § Imposta fondiaria, imposta diretta reale che grava sul reddito dominicale di un terreno coltivabile. Essa colpisce la rendita fondiaria e gli interessi dei capitali durevolmente investiti nel fondo. Il reddito dominicale colpito è quello medio ordinario ritraibile in condizioni di normalità e in modo continuo. Sono esenti dall'imposta i terreni non atti all'agricoltura o destinati ad attività commerciali o industriali. § Rendita fondiaria, compenso corrisposto al proprietario del fondo per l'uso del suolo. L'economista D. Ricardo definì la rendita fondiaria come il guadagno differenziale che il proprietario ricava dall'utilizzazione del fondo. Essa è costituita, nelle terre più fertili o più vicine al mercato che per definizione sono in numero limitato, da un'eccedenza sul profitto normale.

Riforma fondiaria: generalità

In senso proprio, la riforma fondiaria è l'insieme dei provvedimenti di politica economica volti a modificare la struttura e le dimensioni della proprietà terriera al fine di razionalizzare il sistema produttivo migliorandone l'efficienza; in senso lato è sinonimo di riforma agraria e si estende alle modificazioni dei contratti di affitto e di lavoro, agli investimenti, ecc.

Generalmente la riforma fondiaria si manifesta sotto forma di espropriazione di grandi proprietà terriere private coltivate estensivamente (latifondo) e successiva redistribuzione delle terre ai braccianti. Può però manifestarsi anche sotto forma di accentramento di aziende agricole frazionate, di dimensioni troppo ridotte per attuare un efficiente esercizio della propria attività con l'adozione di tecniche e metodi di produzione avanzati. In altri casi nuove proprietà vengono create dallo Stato mediante opere di bonifica, oppure i contadini sono incoraggiati ad acquistare terre con lo stimolo di particolari agevolazioni creditizie.

Riforma fondiaria: cenni storici

Nell'antichità i più completi esempi di riforma fondiaria si ebbero a Roma con le cosiddette leggi agrarie. In tempi a noi più vicini, si può ricordare l'opera di tutela della proprietà fondiaria borghese e contadina posta in essere dai governi rivoluzionari francesi con l'abolizione dei diritti e privilegi sia feudali sia ecclesiastici (manomorta, decime, corvées, ecc.), sancita in particolare dalla legge del luglio 1793. Fu però soprattutto dopo la prima guerra mondiale che in quasi tutti i Paesi europei furono attuate riforme fondiarie su larga scala. I più radicali provvedimenti in tale senso si ebbero nell'Unione Sovietica, dove si procedette alla nazionalizzazione e successiva collettivizzazione delle terre. Nei Paesi dell'Europa centrorientale (Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Bulgaria, Romania, Iugoslavia) dopo il 1918 furono espropriate le grandi proprietà (prevalentemente nobiliari) e assegnate ai contadini. L'esperimento, salvo che in Cecoslovacchia, non ottenne effetti produttivisticamente soddisfacenti, data spesso la mancanza di esperienza e di mezzi degli assegnatari. In Finlandia, sempre dopo il 1918, le terre incolte furono espropriate dalle proprietà private e distribuite in parte alle famiglie contadine e in parte allo Stato il quale, successivamente e in particolare dopo il 1940, ne attuò la colonizzazione. Del tutto peculiare fu la riforma fondiaria attuata in Gran Bretagna, dove, soprattutto per incoraggiare il ritorno alla terra delle popolazioni agricole, s'introdussero nel 1925 fortissime imposte progressive sulle successioni ereditarie così da indurre i proprietari ad alienare parte dei loro possedimenti. Riforme fondiarie mediante bonifiche si ebbero in Olanda, a cominciare dal 1930, con il prosciugamento dello Zuidersee, e in Italia con la trasformazione dell'Agro Pontino, del basso Volturno e di parte del Tavoliere di Puglia. L'accentramento di aziende agrarie frazionate si ebbe in Spagna (1952), sia per frenare l'esodo dalle campagne sia per migliorare le strutture e comprimere i costi di produzione. Un'altra interessante esperienza interessante di riforma fondiaria fu attuata in Francia nel 1960, quando furono fondate apposite società di riordinamento fondiario (SAFER) sovvenzionate dallo Stato, con lo scopo di acquistare terre e aziende, liberamente poste in vendita dai proprietari, per poi riordinarle e rivenderle.

La riforma fondiaria: Italia

In Italia il problema della riforma fondiaria, dibattuto già dal 1944 soprattutto sotto forma di redistribuzione delle terre, trovò parziale soluzione nelle due leggi promulgate nel 1950 (legge per la Sila e legge stralcio), rivolte solo a quelle parti del territorio nazionale dove dominavano le grandi proprietà a coltura estensiva da una parte e la disoccupazione agricola dall'altra. La legge per la Sila concedeva all'Opera per la valorizzazione della Sila (creata nel 1947) la facoltà di espropriare e redistribuire terre nella zona di sua competenza. La cosiddetta legge stralcio autorizzava il governo a estendere a tutti i territori di tipo latifondistico i provvedimenti previsti per la Sila. Le zone interessate furono la Maremma tosco-laziale, il bacino del Fucino, il basso Molise, parte della Campania, della Puglia, della Lucania, della Calabria, il Delta Padano, la Sardegna. Per la Sicilia fu promulgata, sempre nel 1950, una legge speciale analoga alle precedenti. L'espropriazione (con indennizzo sulla base del reddito catastale) riguardò circa 767 mila ha su cui furono costituite oltre 113 mila unità fondiarie. La terra espropriata fu affidata ad appositi enti di riforma con il compito, tra l'altro, di curare l'esecuzione dei lavori per la sistemazione dei terreni, delle opere d'irrigazione e delle essenziali infrastrutture, di promuovere la formazione di cooperative di agricoltori sia per i servizi comuni sia per la lavorazione e la vendita dei prodotti, di fornire assistenza tecnica e finanziaria. Le riforme tecnologiche ivi apportate e l'assistenza tecnica prestata dagli appositi enti incrementarono la produttività dei vari fondi per circa il 15% nei confronti di quella delle aziende escluse dalla riforma. Questo però rappresentò solo un primo passo verso una vera riforma fondiaria totale, capace di mutare radicalmente il volto dell'agricoltura, specialmente nel Meridione (l'arretratezza di questa parte dell'Italia provocò una vasta problematica, nota come "questione meridionale"), nell'adempimento del dettato costituzionale che all'art. 44 dice: “Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove e impone la trasformazione del latifondo e la ricostruzione delle unità produttive, aiuta la piccola e la media proprietà”.