formalismo (letteratura)

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scuola letteraria affermatasi in Russia nel 1914 e fiorita fino al 1930, il formalismo influì notevolmente sulle correnti critiche posteriori e particolarmente sullo strutturalismo. Le sue premesse si possono trovare nell'opera Il simbolismo di A. Belyj, pubblicata nel 1910, nei saggi di V. Brjusov, di Vjač e dell'acmeistaN. Gumilëv. Ma furono V. Šklovskij, con la Resurrezione della parola (1914) e Rozanov (1921), e J. N. Tynjanov, con Dostoevskij e Gogol (1921), a definire i caratteri del formalismo, nato a sostegno dell'acmeismo e del futurismo per l'emancipazione della parola creatrice. Il formalismo crebbe in seno a due circoli letterari: quello linguistico di Mosca, che faceva capo a R. O. Jakobson e a G. O. Vinokur, e l'Opojaz (Associazione per lo studio della lingua poetica) di Pietroburgo, dove accanto a Šklovskij erano attivi V. Zirmunskij, J. N. Tynjanov, O. M. Brik, E. D. Polivanov, L. P. Jakubinskij e gli allievi del filosofo Baudoin de Courtenay. Questi, influenzati da Courtenay, consideravano la lingua come un sistema di fenomeni funzionali e badavano a definire il carattere strutturale dell'opera artistica. Il formalismo, nel suo interesse per la linguistica e l'entusiasmo per la poesia moderna (per le metafore di Majakovskijper le invenzioni verbali di Chlebnikow, sostenitore della tesi che la parola non esprime solo il nome dell'oggetto, ma concetti puri, e per tutta la poesia d'avanguardia), ebbe il grandissimo merito di avviare gli studi di una morfologia comparata dei poeti lirici russi e di sostenere (specie l'Opojaz) i lavori della scuola sperimentale di fonetica di Sievers e di Saran. Furono numerose le opere critiche sugli scritti di Puškin, dell'Achmatova, di Gogol, di Dostoevskij e di Tolstoj. La scuola formalista fino al 1919 rimase unita e conobbe una notevole crescita, ma in seguito all'interno dei due gruppi principali (Mosca e Pietroburgo) si svilupparono polemiche sempre più aspre e nel 1924 ricevette un duro colpo dalla severissima critica fatta da A. V. Lunačarskij (Il formalismo nella scienza sull'arte) sulle tesi esposte da B. Ejchenbaum in Com'è fatto il “Cappotto” di Gogol (1918). La trattazione della letteratura, vista dai formalisti come arte della parola e non sotto il profilo dell'ideologia sociale, portò allo scontro con la critica marxista e nel 1930 Šklovskij sanzionò la fine della scuola con un'autocritica, pubblicata dalla Literaturnaja gazeta. La scuola formalista, che non ebbe una corrispondente corrente all'estero, influenzò tuttavia studiosi europei e americani, e soprattutto i cecoslovacchi membri del Circolo linguistico di Praga.

Todorov (a cura di), Théorie de le littérature. Textes des formalistes russes, Parigi, 1966; P. Steiner, Il formalismo russo, Bologna, 1991.

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