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fortificazióne

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Definizione

sf. [sec. XIV; da fortificare]. Atto ed effetto del fortificare; in particolare, ramo dell'arte militare che insegna ad aumentare, con appropriati lavori, il valore difensivo delle posizioni. § Fanno parte della fortificazione permanente le opere (forti corazzati, casematte, posti comando e depositi protetti) apprestate fin dal tempo di pace e realizzate con l'impiego di calcestruzzo e acciaio, talvolta isolate, più spesso in sistema, poste a sbarramento di una via di facilitazione o a integrazione di un ostacolo naturale. La fortificazione campale riguarda invece le opere (trincee, camminamenti, postazioni, riservette munizioni, osservatori, ecc.) apprestate dalle stesse truppe interessate alla difesa mediante scavi e utilizzando limitati materiali di rafforzamento. Di uso antichissimo, assunse un grande sviluppo dopo il 1860, anche per influenza della guerra di secessione americana. L'uso della fortificazione campale venne eretto a sistema durante il primo conflitto mondiale, a causa del suo carattere di guerra di posizione. Anche la seconda guerra mondiale, se pure in misura minore, vide l'impiego della fortificazione campale.

Cenni storici

La fortificazione è arte antichissima, che risale all'Età della Pietra. Soprattutto nelle epoche più antiche le fortificazioni tennero gran conto dell'orografia del terreno e del materiale a disposizione. In Egitto si hanno grandi e regolari fortificazioni di mattoni crudi già nel IV millennio a. C.; alla stessa epoca risalgono anche le più antiche fortificazioni in mattoni crudi di Babilonia. L'uso del mattone crudo per le parti su periori e della pietra per quelle inferiori continuò anche in Siria, tra gli Ittiti, in Palestina, in Persia (grandi fortificazioni di Susa), nel mondo egeo (fortificazione di Troia in blocchi squadrati già nell'Età del Bronzo; mura ciclopiche di Tirinto, di età micenea). Successivamente le fortificazioni si svilupparono dando luogo alla formazione di fossati, contrafforti, avancorpi, porte e torri di forme diverse, e aumentò sempre più l'uso della pietra sbozzata o squadrata. In Oriente, il più importante esempio di fortificazione è fornito dalla Grande Muraglia Cinese, unificata dalla dinastia Ch'in sulla base di una serie di fortificazioni preesistenti ed estesa ai suoi limiti attuali dalla dinastia Han. Costituiscono altre pregevoli esemplificazioni le cittadelle fortificate dell'India di epoca Moghūl; i castelli (Osaka, Himeji, Nagoya) che nel sec. XVI i Giapponesi costruirono parzialmente in muratura sotto l'influenza occidentale; le piazzeforti europee di origine coloniale (fortini olandesi nelle Molucche, in Indonesia, ecc.). Le civiltà precolombiane forniscono numerosi esempi di fortificazione, tra cui le fortificazioni di Cuzco, città circondata da una triplice cinta tracciata a cremagliera, e quelle di Changallo, su una collina naturale trasformata in diverse terrazze degradanti ciascuna con la sua cinta. Nella penisola italiana e in altre aree del bacino mediterraneo le più antiche fortificazioni sono costituite da muraglioni o terrapieni di detriti calcarei e terra (castellieri della Venezia Giulia e altre fortificazioni analoghe, come le “specchie” di Puglia); da aggeri di terra completati da palizzate (ne resta il ricordo a Roma nel murus terreus delle Carine e nell'aggere Esquilino); infine da muraglioni con massi più o meno accuratamente sbozzati (mura pelasgiche). Analoghi in un certo senso ai castellieri sono i castellars della Francia meridionale, i castros della Spagna, le citanias del Portogallo. Fortezze e abitazioni al tempo stesso furono, nell'Età del Bronzo e del Ferro, i nuraghi di Sardegna, i sesi di Pantelleria, i monumenti a torre delle Baleari (talaiots), di Malta, della Corsica. Al sec. VI a. C. si fanno risalire le prime mura regolari in blocchi squadrati dei centri etruschi e italici, anche se la massima parte di tali fortificazioni, in tecnica poligonale o quadrata (comprese le mura serviane di Roma), è probabilmente del sec. IV a. C. se non anche posteriore. In Grecia si possono ricordare, per l'età classica, le “lunghe mura” che da Atene giungevano al Pireo e le complesse fortificazioni di Rodi; magno-greche sono le imponenti mura dionigiane di Siracusa con caposaldo nel Castello Eurialo, e le mura di Gela. In età ellenistica e soprattutto in età romana alle difese stabili di città si aggiunsero importanti fortificazioni campali. Nelle zone di confine dell'Impero romano (Britannia, Germania, Africa) le fortificazioni costituirono il limes, grande sistema permanente di difesa formato sia da una o più linee di mura continue, sia da sistemi di torri di segnalazione e di fortini o castelli di resistenza. Nel sec. XIII e in quello successivo è di notevole importanza il sistema di fortificazioni fatto erigere dagli Svevi nell'Italia meridionale: questo sistema difensivo comprende diverse fortezze-castelli: Lucera-Bari-Castel del Monte-Castel Lagopesole. Con il Medioevo le fortificazioni si frazionarono in piccole cinte facenti spesso capo al solo castello del principe, del feudatario, del signore del comune. Sul finire del sec. XV, anche per la scoperta delle armi da fuoco, le città rinforzarono le loro mura e le torri, abbassando l'altezza di entrambe: nacquero così le cinte bastionate, i fossati con muri di scarpa e controscarpa. Tipiche dell'epoca le grosse rocche fortificate (San Leo, 1475; Sassocorvaro; Ostia, 1483-84), i cui progettisti (Francesco Di Giorgio Martini, Antonio e Giuliano da Sangallo, Michele Sanmicheli e altri) dettero vita alla scuola italiana e al sistema di fortificazioni detto del “fronte italiano migliorato”. Nelle cinte murarie di questo periodo fece la sua comparsa il “mastio” o “maschio”, che è la più robusta delle torri lungo le mura cittadine. Nel sec. XIX tramontò il fronte continuo e prese corpo la fortificazione a capisaldi staccati. Nell'ultimo conflitto mondiale apparve comunque ancora una linea di fortificazioni continue, la famosa linea Maginot; questa linea – costruita fra il 1930 e il 1937 – non modificava quasi affatto il paesaggio ambiente in quanto affondava tutte le opere difensive nel terreno, costituendo così un fronte di difesa continuo. Malgrado l'aumentata potenza dei mezzi d'offesa, la fortificazione permanente è ancora ritenuta valido strumento difensivo. L'orientamento attuale prevede però la costituzione di fasce comprendenti piccole opere scaglionate in profondità e con prevalente funzione controcarri.

Bibliografia

A. Cassi-Ramelli, Dalle caverne ai rifugi blindati, Milano, 1964; D. Robertson, L'architettura precolombiana, Milano, 1965; A. Giuliano, Urbanistica delle città greche, Milano, 1966; G. Lillin, La civiltà dei sardi dal Neolitico all'età dei nuraghi, Torino, 1967; F. E. Winter, Greek Fortifications, Londra, 1971; L. Puppi, Michele Sanmicheli, architetto veronese, Padova, 1972; A. W. Lawrence, Greek Aims in Fortification, Oxford, 1979; J. P. Adam, L'architecture militaire grecque, Parigi, 1982; I. Hogg, Storia delle fortificazioni, Novara, 1982; A. Johnson, Romans Forts of the First and Second Centuries AD in Britain and the German Provinces, New York, 1984; La fortification dans l'Histoire du Mond Grec: Atti del Convegno Internazionale di Valbonne, Parigi, 1986.

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