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fosforescènza

sf. [sec. XIX; da fosforescente]. Emissione luminosa da parte di sostanze solide, liquide o aeriformi, colpite da radiazioni elettromagnetiche o corpuscolari. Il fenomeno è caratterizzato dal fatto che l'emissione luminosa dura anche quando l'eccitazione è cessata, per un tempo maggiore di 10-8 secondi e delle volte anche per ore; le sostanze fosforescenti sono chiamate fosfòri. Il meccanismo della fosforescenza è molto simile a quello della fluorescenza, perché in entrambe si ha l'eccitazione di un elettrone di una molecola da uno stato A, a più bassa energia, a uno B a energia più alta. Nel caso della fosforescenza, però, le collisioni che accompagnano le perdite di energia nello stato B, possono far sì che l'elettrone anziché decadere verso il livello energetico più basso dello stato B, si sposti in un altro stato energetico C avente diverso spin dello stato A. A questo punto si ha un processo di emissione spontanea di radiazione attraverso il quale l'elettrone passa dallo stato C a quello A. Tuttavia, poiché i due stati hanno spin diverso, il decadimento avviene in tempi molto più lenti di quanto succedeva nel caso della fluorescenza. Questo spiega perché due processi molto simili, come la fluorescenza e la fosforescenza, abbiano dei tempi di realizzo così dissimili. Il termine fosforescenza proviene dal fatto che tale fenomeno si osserva in numerose reazioni chimiche, nelle quali si ha emissione di energia sotto forma di luce anche a temperatura ambiente, senza cioè che la reazione produca un rilevante effetto termico. Tipica è la debole luminosità del fosforo bianco esposto all'aria, dovuta alla sua ossidazione superficiale da parte dell'ossigeno atmosferico. Le reazioni chimiche capaci di dar luogo a fenomeni di fosforescenza sono di diversa natura e si manifestano sia con sostanze inorganiche sia con composti organici, come per esempio le sostanze presenti nei fotofori a cui è dovuta l'emissione della luce delle lucciole.