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fotogràfica, màcchina

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Definizione

"Per i principali tipi di macchina fotografica vedi disegni al lemma del 9° volume." Apparecchio per la ripresa delle fotografie. Una macchina fotografica è costituita essenzialmente da un corpo macchina, un obiettivo, un otturatore, un dispositivo per l'inquadratura e il controllo della messa a fuoco e un sistema di registrazione dell'immagine su pellicola o memoria digitale "Per i disegni della macchina fotografica a cassetta, a soffietto, rigida, reflex a due obiettivi e a un obiettivo vedi pg. 79 del 10° volume." .

Cenni storici

Le prime macchine fotografiche usate dai pionieri della fotografia ripetevano esattamente lo schema delle camere oscure portatili dei primi dell'Ottocento. Erano comunque sempre di dimensioni considerevoli e i maggiori sforzi dei costruttori erano indirizzati a migliorarne le caratteristiche di maneggevolezza, oltre che a perfezionare l'obiettivo, il diaframma e l'otturatore. Il materiale impiegato per la costruzione delle macchine fotografiche era normalmente il legno, con eccezioni notevoli come la macchina in zinco di Niepce e la macchina per dagherrotipi di Voigtländer del 1841. La prima macchina con cui era possibile effettuare più riprese, senza sostituire ogni volta lo chassis portalastra, fu costruita nel 1850 da M. Sparling, che fu assistente di R. Fenton durante la guerra di Crimea. Nel 1854 A. G. Melhuish e J. B. Spencer costruirono la prima macchina per negativi di carta in rullo. Nel 1853 A. Quinet realizzò a Parigi la prima macchina stereoscopica binoculare. Negli anni successivi si perfezionarono macchine fotografiche di grande formato e vennero realizzate interessanti macchine miniaturizzate, come la macchina a pistola, costruita da T. Skaife nel 1856, che era munita anche di un otturatore a molla, azionato da un grilletto. La prima macchina reflex binoculare, con un obiettivo per la ripresa e uno per l'inquadratura e la messa a fuoco, venne realizzata nel 1865 da H. Cook. Nel decennio successivo, con la realizzazione dei nuovi materiali sensibili al gelatinobromuro, si poterono realizzare macchine sempre più semplici, leggere e versatili, che consentirono una rapida diffusione della fotografia . Negli ultimi due decenni del sec. XIX comparvero praticamente tutti i tipi di macchina fotografica che, con vari perfezionamenti, sono ancora sul mercato. La prima macchina popolare fu la Kodak ideata da G. Eastman nel 1888, che una volta terminato il rullo di 100 fotogrammi, veniva spedita ai laboratori Kodak che provvedevano a sviluppo, stampa e caricamento di un nuovo rullo. Le prime macchine costruite per poter utilizzare la pellicola 35 mm perforata, usata in cinematografia e dal costo molto ridotto, apparvero all'inizio del sec. XX. La tecnologia degli apparecchi fotografici è in continua evoluzione e dopo l'era delle macchine fotografiche elettromeccaniche, in cui l'elettronica permetteva un automatismo molto spinto, è stata la volta delle macchine digitali che hanno sostituito la pellicola con un sensore CCD e una memoria RAM.

Tecnica: gli apparecchi a banco ottico

Negli apparecchi di grande formato a banco ottico il corpo macchina è costituito da una barra rigida orizzontale su cui, con un meccanismo a frizione o a cremagliera, scorrono due standarte collegate da un soffietto a tenuta di luce. Sulla standarta anteriore è montato l'obiettivo con il relativo otturatore mediante un sistema che ne consente la facile intercambiabilità. Su quella posteriore si trova il vetro smerigliato per l'inquadratura e la messa a fuoco, sotto il quale vengono inseriti gli chassis portapellicola. Questi apparecchi, non avendo un corpo macchina rigido, consentono di effettuare con facilità qualsiasi movimento di macchina. Negli altri apparecchi il corpo macchina è costituito da una cassa rigida in pressofusione di metallo leggero oppure materiale plastico. Il corpo macchina deve fungere da sostegno rigido per tutti gli altri elementi che costituiscono la macchina fotografica; deve essere a tenuta di luce e realizzato in modo che la pellicola venga raggiunta solo dal fascio di luce proiettato dall'obiettivo, evitando dannosi riflessi interni. L'obiettivo può essere fisso oppure intercambiabile e la sua posizione rispetto al piano focale viene regolata mediante un meccanismo di messa a fuoco. Solo in alcune macchine, generalmente di poco prezzo, la posizione dell'obiettivo rispetto al piano focale è fissa e si sfrutta la profondità di campo dell'obiettivo stesso per ottenere un'immagine nitida di oggetti posti a diversa distanza dalla macchina fotografica. Parte integrante dell'obiettivo è il diaframma, che regola l'intensità del fascio di luce che incide sul negativo. Il dispositivo di otturazione, che regola la durata dell'esposizione, può trovarsi entro l'obiettivo stesso (otturatore centrale) o in prossimità del piano focale (otturatore focale o a tendina). Taluni apparecchi professionali consentono l'impiego di entrambi i tipi di otturatore per sfruttarne le diverse caratteristiche. L'inquadratura può essere effettuata con sistema reflex o con sistema a mirino.

Tecnica: sistema reflex

Negli apparecchi reflex binoculari uno degli obiettivi serve esclusivamente per la ripresa, mentre il secondo, posto sopra al precedente, proietta l'immagine su uno specchio che la riflette a 90º su un vetro smerigliato. Negli apparecchi reflex monoculari l'obiettivo usato per la ripresa coincide con quello di mira e lo specchio viene sollevato nella fase di ripresa per consentire all'obiettivo di proiettare l'immagine sulla pellicola. Nella visione reflex l'immagine è invertita lateralmente, ma può essere raddrizzata con l'impiego di un prisma di forma opportuna (pentaprisma). Sul medesimo vetro smerigliato usato per l'inquadratura si effettua pure il controllo della messa a fuoco, eventualmente con l'impiego di mezzi ausiliari come lo stigmometro a spezzamento d'immagine o i microprismi. Sono usati pure gli apparecchi a mirino galileiano. Questo è otticamente molto simile a un cannocchiale nel quale una cornice delimita il campo inquadrato e costituisce un sistema di visione completamente separato da quello di ripresa. Mentre con il sistema reflex si osserva l'immagine esattamente come viene proiettata sul piano focale, questo non avviene con il mirino galileiano, che richiede accorgimenti particolari per controllare l'inquadratura usando ottiche diverse e per effettuare la messa a fuoco. Quest'ultima operazione si effettua riportando sulla ghiera di messa a fuoco dell'obiettivo la distanza di ripresa determinata a occhio, oppure per mezzo di un telemetro a collimazione d'immagine accoppiato con il comando di messa a fuoco. Per sfruttare appieno le caratteristiche di nitidezza degli obiettivi la pellicola deve essere mantenuta perfettamente piana sul piano focale. A questo fine, per le pellicole piane di grande formato impiegate sulle macchine professionali, si utilizzano appositi chassis. Le pellicole in rullo, o in caricatore 135, vengono tenute aderenti, da una piastra di pressione, a due guide ricavate nel corpo macchina, che definiscono il piano focale. L'avanzamento della pellicola viene effettuato mediante una manopola, una leva, o un motore elettrico collegato alla macchina o incorporato in essa. I vari tipi di macchina fotografica si possono distinguere dal formato del negativo o dal sistema di visione, oppure sono raggruppati in categorie con caratteristiche particolari. Si hanno così apparecchi di grande formato (9×12, 13×18, 18×24, 20×25 cm), per pellicole piane, normalmente a banco ottico e usati in campo professionale. Quelli di medio formato (4,5×6, 6×6, 6×7 cm) impiegano generalmente pellicole in rullo 120 e 220. La varietà è notevole: la maggior parte sono macchine reflex monobiettivo, ma sono ancora diffuse le reflex biottica e le macchine a mirino galileiano. Gli apparecchi di piccolo formato (24×36 mm, e più raramente, 18×24 mm, ambedue da pellicola perforata in caricatore 135) sono i più diffusi tra i dilettanti, e, per le riprese in esterno, anche tra i professionisti. Possono essere a mirino galileiano o di tipo reflex monobiettivo. I primi (a eccezione della Leica con una macchina a telemetro a obiettivi intercambiabili) costituiscono il gruppo delle cosiddette “compatte”: l'evoluzione dell'elettronica ha fatto sì che il caricamento e il riavvolgimento della pellicola (la cui sensibilità e lunghezza sono lette per mezzo del codice), la messa a fuoco e l'esposizione siano ormai totalmente automatizzati, salvo che nelle macchine più economiche; quasi tutte hanno un flash incorporato, che in molti casi entra automaticamente in funzione se la luce ambiente è insufficiente per una corretta esposizione; alcune hanno obiettivi zoom o con due distinte focali. Le macchine reflex SLR (Single Lens Reflex, a un solo obiettivo) hanno subito un'evoluzione molto rapida, che ne ha aumentato la versatilità, ma le ha pure rese molto complesse. I diversi sistemi di valutazione della luminosità del soggetto (lettura media integrata, semispot, spot, a matrice) e le varie possibilità di esposizione, oltre che manuale, automatica (a priorità di diaframmi o di tempi, e con programmi che scelgono sia il tempo sia il diaframma, e sono talvolta legati automaticamente alla focale degli obiettivi) hanno favorito la diffusione delle macchine "compatte" (macchine da 35 mm), di uso molto più facile e la nascita delle cosiddette "bridge camera", che, con soluzioni innovative, tendono a costituire un "ponte" tra i due sistemi. L'avanzata tecnologia delle macchine fotografiche compatte e, nel contempo, la loro quasi totale automatizzazione, hanno provocato una netta evoluzione nel mercato delle macchine fotografiche. Sono scomparse le macchine formato 110 e 126 (Instamatic e Pocket), mentre le reflex vengono usate solo dai dilettanti evoluti, anche a causa della loro sempre maggiore complessità. Le macchine fotografiche monouso (o usa e getta) che alla fine degli anni Ottanta erano quasi solo una curiosità, hanno avuto un successo incredibile. Prodotte da quasi tutti i fabbricanti di pellicola, anche se non sempre nella gamma completa: standard, standard con flash, tele, panoramica (formato del negativo 13×36 mm) e subacquea, sono caricate con pellicola da 100 o 400 ASA. Data l'enorme quantità prodotta, l'originale usa e getta è diventato, per motivi economici ed ecologici, usa e ricicla: Fuji e Kodak, i maggiori produttori, ritirano dai laboratori di sviluppo le macchine usate e ne riutilizzano le parti più complesse dopo un rigoroso controllo (il flash può essere utilizzato fino a 10 volte e il corpo fino a 6 volte) oppure ne riciclano la plastica, che è il materiale prevalente. Pur essendo di una semplicità estrema, queste macchine danno immagini accettabili, almeno per il 90% degli utenti, che si accontentano di stampe formato 10×15 cm.Negli Stati Uniti è in vendita, nelle principali catene di supermercati, una fotocamera digitale usa e getta, o più esattamente riciclabile, con display LCD; nel prezzo d'acquisto, piuttosto contenuto, sono comprese anche la stampa delle immagini e la masterizzazione di un CD con i file delle fotografie.

Tecnica: Advanced Photo System

Nel 1995 è entrato sul mercato mondiale un nuovo standard fotografico, l'Advanced Photo System (APS), basato su un caricatore che unisce alla tradizionale pellicola chimica bande magnetiche in grado di essere incise e lette dalla macchina fotografica e dalle attrezzature di laboratorio. Lo standard consente alla macchina fotografica e alla pellicola di diventare "intelligenti", offrendo una serie di funzioni che semplificano la vita del fotografo, permettono riprese panoramiche e facilitano l'archiviazione e la ristampa dei negativi. Il caricatore della pellicola è più piccolo di quelli tradizionali, si mette a caduta nella macchina, facendolo scivolare in un alloggiamento, con la pellicola che si inserisce poi da sola nel meccanismo di trascinamento (secondo una indagine della Kodak il 5% dei rullini mandati nei laboratori di sviluppo di tutto il mondo non è stato impressionato o è stato utilizzato male a causa di problemi di caricamento). Il caricatore può essere tolto dalla macchina in qualsiasi momento, anche se è stata impressionata soltanto una parte dei negativi, e poi reinserito in un secondo tempo, con la sicurezza che la fotocamera ricomincerà a scattare dal punto giusto. Il negativo sviluppato viene restituito all'utente sempre nel caricatore (un codice particolare evita il rischio di una nuova impressione) per essere archiviato. Se si vuole una ristampa di un fotogramma, i codici riportati sulla stampa indice consentono di ritrovare rapidamente il negativo e il fotogramma.

Tecnica: sistema digitale

Nella metà degli anni Novanta, grazie soprattutto ai progressi dell'informatica, della compressione e del trattamento delle immagini al computer, le macchine fotografiche digitali sono uscite dalla fase pionieristica per entrare nel mercato dei consumatori, quale alternativa alle fotocamere tradizionali. Questi apparecchi sono basati su sensori CCD (Charged Coupled Device) a semiconduttori, che tramutano la luce in segnali elettrici. Un microprocessore elabora questi segnali e li traduce in una immagine digitale che viene successivamente memorizzata in un banco di memoria interno dell'apparecchio o in una memoria estraibile. Se i primi apparecchi digitali, al pregio della trasmissibilità immediata dell'immagine univano l'handicap di una definizione molto bassa, le moderne fotocamere hanno superato questa limitazione. Le macchine elettroniche professionali, pur restando ancora al di fuori del settore amatoriale per il loro costo elevato, consentono alte definizioni delle immagini in ripresa (oltre i 12 milioni di pixel) e quindi qualità utilizzabili anche per stampe e pubblicazioni a colori di grande formato. Gli apparecchi digitali consentono anche di scegliere il sistema di compressione delle immagini per aumentare la capacità di memoria. Anche le macchine fotografiche amatoriali, di costo inferiore, sono comunque giunte a rese di qualità paragonabili a quella di un apparecchio semiprofessionale 35 mm o comunque di una macchina fotografica compatta. La risoluzione del sensore va da 2 milioni di pixel, per le macchine più economiche e 5 milioni di pixel per le macchine amatoriali evolute. Le immagini possono essere registrate in una memoria interna (meno di 10 immagini) o in una scheda di memoria rimovibile che, a seconda della capacità, può contenere centinaia di immagini in alta risoluzione. Alcune macchine fotografiche digitali sono in grado di salvare direttamente su un CD-RW, nel formato Photo-CD, le immagini riprese. Il CD può essere letto da un computer o visualizzato da un lettore DVD compatibile. Per l'inquadratura della fotografia da eseguire, quasi tutte le macchine fotografiche digitali dispongono sia di un mirino ottico sia di un monitor a cristalli liquidi di circa 2 pollici. A queste fotocamere si affiancano appositi programmi per computer che permettono la gestione dell'immagine, la sua elaborazione o correzione.Alcuni modelli sono dotati di software per poter stampare direttamente le immagini su piccole stampanti, spesso portatili, con formato 10x15 cm.