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frutto

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Lessico

sm. [sec. XIII; latino fructus-us, da frui, godere].

1) Denominazione generica di tutto ciò che la terra produce come nutrimento per uomini e animali: viveva dei frutti del suo orto; “i frutti della terra, i prodotti necessari alla vita” (Alvaro).

2) In botanica, organo delle Angiosperme che si forma attorno agli ovuli fecondati man mano che questi si accrescono e si trasformano in semi. In particolare, nel linguaggio comune, il prodotto commestibile di alcune piante: le pesche sono i frutti che preferisco; alberi da frutto, che producono frutti commestibili; frutto di stagione, che giunge a maturazione in una data stagione e, fig., malanno o manifestazione tipici del periodo o dell'età in cui si verificano; cogliere il frutto quando è maturo, fig., aspettare, cogliere il momento opportuno. In particolare, frutto proibito, quello che Dio vietò ad Adamo ed Eva nel paradiso terrestre e, in senso fig., ogni cosa che, proprio perché proibita, si desidera con maggiore intensità; Per estensione, figlio, prole: i frutti del matrimonio;frutto dell'amore, figlio naturale; animale da frutto, destinato alla riproduzione.

3) Ciò che l'uomo ricava dal suo lavoro, dalla sua attività; profitto, vantaggio: i frutti della pesca; vivere del frutto delle proprie fatiche; dividere i frutti dell'attività aziendale. Per estensione, effetto, risultato, conseguenza: i frutti di una cattiva educazione; far qualche cosa senza frutti, inutilmente, senza ottenere risultati. In particolare, reddito di un capitale, di un bene; interesse, rendita: dare, prendere danaro a frutto, a interesse; mettere a fruttoqualche cosa, fare in modo che dia un utile, utilizzarla nel proprio interesse, anche fig.: mettere a frutto gli insegnamenti ricevuti. §Nel linguaggio giuridico si definiscono frutti i proventi di un bene. Essi sono naturali, se derivano direttamente dalla cosa anche se non vi concorre l'opera dell'uomo (per esempio i prodotti agricoli, delle miniere, cave, torbiere e i parti degli animali); civili, se tratti dalla cosa come corrispettivo del godimento che altri ne abbia (per esempio gli interessi, le rendite, le pigioni). Secondo il diritto i frutti naturali formano parte integrante della cosa da cui derivano finché da essa non siano separati; i frutti civili, invece, si producono giorno per giorno in relazione alla durata del diritto a cui ineriscono. Tale dottrina era già acquisita anche dal diritto romano.

4) Frutti di mare, nome col quale si indicano genericamente molti animali marini commestibili (soprattutto molluschi, ma anche ricci, piccoli crostacei, tunicati, ecc.). Assai pregiati, i frutti di mare vengono consumati crudi (anche se è sconsigliabile per ragioni igieniche) o cotti.

Botanica: descrizione generale

In senso rigoroso si dà il nome di frutto ai tessuti carpellari del gineceo, in particolare a quelli dell'ovario, che, dopo la fecondazione degli ovuli, si accrescono e si differenziano gradualmente attorno ai semi, proteggendoli fino a completa maturità, o anche, se si tratta di un unico seme, fino alla germogliazione. Essendo un organo prodotto dalla trasformazione dell'ovario, il frutto è prerogativa unicamente delle Angiosperme, le sole piante che sono dotate di ovario. Molte volte, peraltro, alla formazione del frutto concorrono anche altre parti del fiore, oltre alle foglie carpellari, dando luogo a produzioni particolari note in botanica con il nome di falsi frutti:: è il caso della fragola, della mela e della pera, per citare i più comuni, i cui tessuti succulenti sono originati dall'accrescimento dei rispettivi ricettacoli fiorali. Più genericamente, pertanto, con il termine di frutto si indica l'apparato vegetale costituito dalle parti del fiore che persistono dopo la fecondazione degli ovuli, accrescendosi e trasformandosi in vari modi e accompagnando e racchiudendo i semi fino alla loro maturità, per liberarli alfine con particolari meccanismi di deiscenza oppure per staccarsi con essi dalla pianta; secondo tale definizione, di valore più ecologico che morfologico, si possono considerare frutti anche quelli prodotti dai fiori delle Gimnosperme, come le coccole dei ginepri, gli strobili dei pini o i galbuli dei cipressi. Inoltre, mentre a rigore fa parte del frutto unicamente l'involucro che attornia i semi, come tale detto più propriamente pericarpo, prescindendo quindi dai semi stessi, spesso il termine si usa in senso comprensivo, considerando il seme quale parte più o meno integrante del frutto. La funzione del pericarpo non è soltanto quella di proteggere i semi durante la loro maturazione, ma altresì quella di nutrirli e infine di assicurare la diffusione dei semi maturi. Nella maggior parte dei fiori delle Angiosperme si osserva che, una volta avvenuta la fecondazione, gli elementi perianziali cadono e così pure gli stami e gli stili; non mancano tuttavia i casi in cui tali organi persistono ed entrano nella composizione del frutto costituendo appendici o involucri vari (peli, uncini, organi piumosi, ecc.). Il pericarpo normale, prodotto dalla metamorfosi delle pareti dell'ovario, si compone di tre strati sovrapposti: uno esterno (epicarpo o esocarpo), uno intermedio (mesocarpo) e uno interno (endocarpo), i quali corrispondono più o meno esattamente all'epidermide inferiore, al mesofillo e all'epidermide superiore della foglia carpellare, e secondo la specie assumono forma, consistenza, dimensioni reciproche quanto mai variabili, in base alle quali si distinguono le due grandi categorie dei frutti secchi e dei frutti carnosi.

Botanica: classificazione

I frutti secchi sono quelli che a maturità presentano un pericarpo coriaceo o membranoso, in genere non molto sviluppato, asciutto per lo scarso contenuto di acqua, tanto da giustificare il nome; i frutti carnosi per contro sono quelli nei quali tutti o alcuni degli strati che compongono il pericarpo sono di tipo acquoso, di consistenza carnosa e in genere costituiti da tessuti parenchimatici molli e succulenti. Tanto i frutti secchi che quelli carnosi, inoltre, si dicono deiscenti quando sono formati in modo da potersi aprire a maturità per mettere in libertà i semi, talvolta anche lanciandoli a una certa distanza; oppure indeiscenti, quando al contrario non si aprono affatto e il pericarpo si distrugge per marcescenza o accompagna permanentemente il seme. In relazione alle caratteristiche embriologiche poi i frutti si distinguono in monocarpellari o pluricarpellari a seconda che provengano da un ovario semplice o composto, plurispermi o monospermi se contengono più semi ovvero uno solo; si dicono apocarpici, infine, i frutti monocarpellari derivanti da un gineceo apocarpo, e sincarpici quelli pluricarpellari prodotti da un gineceo sincarpo. In casi particolari, e specialmente in alcune piante coltivate, lo sviluppo del pericarpo si verifica anche in mancanza di semi e allora i frutti si dicono apireni. Quando i frutti derivano da più pistilli, infine, e sono costituiti da altrettanti frutticini così appressati da simulare un unico frutto si hanno i frutti composti o infruttescenze, a loro volta distinti in frutti aggregati, quando i relativi frutticini sono il prodotto di un unico fiore e riuniti in un ricettacolo unico, e frutti multipli, i quali al contrario sono prodotti da più fiori strettamente addossati in un'infiorescenza compatta.