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funàmbolo o funàmbulo

sm. (f. -a) [sec. XIV; dal latino tardo funambŭlus, da funis, corda+il tema di ambulāre, camminare].

1) Chi, artista di circo, delle fiere e del music-hall, danza e compie acrobazie o esercizi di destrezza in equilibrio su una corda o su un filo di ottone o di acciaio, che deve essere teso o molle o elastico e, nelle esibizioni all'aperto, quasi sempre a grande altezza. § I funamboli, che mantengono l'equilibrio con un'asta (bilanciere) o un ombrellino, furono popolari fin dall'antichità (a Roma anche animali feroci furono addestrati a esercizi di equilibrismo sulla corda) e tra i pochi artisti di circo a sopravvivere dopo l'avvento del cristianesimo per tutta l'età medievale. Tra i più noti si ricordano nel Seicento Fermier, Sorelais e J. Hall; nell'Ottocento M.me Saqui, J. B. Forioso, W. Kolter e il celeberrimo Blondin, primo ad attraversare sulla corda le cascate del Niagara (1859), imitato dagli italiani Farini e (1876) Maria Spelterini; nel sec. XX Strohschneider, Con Colleano, i funamboli comici E. Zavatta e G. Aéros, Alzana, Kanan Bombayo, i piramidisti Wallendas, Tamara Vojanskij e numerosi altri, attivi soprattutto nella Repubblica Federale di Germania nel secondo dopoguerra.

2) Fig., chi, nella vita politica e sociale, è abile nel destreggiarsi in ogni situazione tra forze opposte. Per estensione, nel linguaggio sportivo, giocatore abile nel liberarsi dagli avversari.

3) Nome di cinque specie di Roditori Sciuromorfi della famiglia degli Sciuridi, appartenenti al genere Funambulus, comprendente scoiattoli arboricoli, talora detti "scoiattoli delle palme", con manto striato grigio-brunastro chiaro, percorso superiormente da tre (talora cinque) bande longitudinali chiare. Lunghi 11-17 cm, frequentano foreste e palmizi dell'India, Srī Lanka e Baluchistan. Si addomesticano facilmente.