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gabèlla

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Lessico

sf. [sec. XIV; arabo qabāla, imposta].

1) Nome comune a varie forme di imposte. Fig., fare il gonzo per non pagar gabelle., fingersi sciocco o ignaro per evitare noie. Ant., luogo dove si pagavano le imposte: andare alla gabella.

2) Moneta d'argento di 2,11-1,35 g coniata a Bologna da Giulio III (1550-55) e successori e così detta in quanto serviva per pagare il dazio del vino. Portava al recto il busto del papa e al verso la legenda Bononia mater studiorum e il leone rampante. Fu coniata anche la mezza gabella.

Economia

Già presente negli ordinamenti amministrativi e fiscali greci e romani, nel Medioevo designava imposte dirette, indirette e tasse. Con i Comuni la disciplina delle gabelle si fece meno disordinata e confusa, costituendo una notevole fonte di entrata per i pubblici poteri, che spesso ne affidavano la riscossione ai gabellieri. Particolare diffusione ebbe la gabella del sale, un vero e proprio monopolio del commercio del sale da parte dello Stato con l'imposizione ai cittadini dell'acquisto di determinate quantità pro capite, fino alla raccolta del gettito fiscale prestabilito. Oltre al sale venivano comunque colpiti molti altri generi di consumo: carni, olio, tabacchi, candele, pelli, polveri, molti tipi di stoffe, ecc., da alcuni dei quali derivarono i regimi moderni di monopolio statale. Con la Rivoluzione francese, l'istituto della gabella subì varie modifiche, pur rimanendo in vita quasi ovunque. Modernamente il termine indica solo alcune forme d'imposizione (dazi doganali, diritti di confine, diritti marittimi, monopoli).