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genealogìa

sf. [sec. XIV; dal greco genealogía]. Scienza che studia i rapporti di parentela, con particolare riguardo alle discendenze e ascendenze, al fine di stabilire la storia interna di una famiglia quale risulta dal suo albero genealogico, cioè dal complesso dello stipite comune e delle sue ramificazioni. Pur assumendo non di rado notevole valore storico, lo studio della genealogia ha sempre avuto interesse per lo più familiare o individuale. Nelle più antiche civiltà, da quella egizia a quella romana, la creazione di genealogie mitologiche, che riconducevano a un dio o a un eroe l'origine di una famiglia, era spesso fondamento essenziale di posizioni di predominio politico o sociale; nel Medioevo e ancora in parte nell'età moderna (in particolare nei regimi di monarchia assoluta), l'appartenenza alla nobiltà di sangue, che è documentabile esclusivamente dalle genealogie, fu requisito essenziale per godere di prerogative non solo onorifiche, ma anche economiche e addirittura, in molti casi, per l'esercizio delle cosiddette professioni liberali. Nella società attuale la genealogia ha rilevanza giuridica solo nell'ambito del diritto di successione. § In antropologia il termine viene spesso usato per indicare la successione di forme umanoidi o umane appartenenti sia al genere sia alle singole specie, anche se non sono possibili o ben stabiliti i rapporti esistenti tra ascendenti e discendenti.

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