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geodìmetro

sm. [da geo-+di(stanzio)metro]. Strumento geodetico che nei tipi automatici più perfezionati dà direttamente la lettura in metri e sottomultipli per le distanze e in gradi e sottomultipli per gli angoli, abbinando quindi le prestazioni di un distanziometro e di un teodolite ottico-elettronico. Nei distanziometri ottico-elettronici un raggio luminoso modulato a radiofrequenza, emesso da un'apposita sorgente (i geodimetri a maggior raggio d'azione utilizzano il laser), raggiunge un dispositivo riflettente posto all'altra estremità della base da misurare, che deve quindi necessariamente essere in vista, e ritorna nuovamente allo strumento dove è ricevuto da una fotocellula: poiché il raggio riflesso risulta sfasato rispetto al raggio di partenza di una certa quantità proporzionale al percorso effettuato, dalla differenza di fase dei due raggi si risale alla distanza tra i due punti. Il geodimetro, nella versione più perfezionata e completamente automatica, può essere usato come teodolite per la lettura di angoli zenitali e azimutali, come strumento combinato per la lettura dell'angolo zenitale e della distanza obliqua oppure per la lettura dell'angolo azimutale e della distanza ridotta all'orizzonte.

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