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giudìzio

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Lessico

sm. [sec. XIII; latino iudicíum, sentenza, deliberato del giudice].

1) Facoltà che consente all'uomo di valutare qualcuno o qualche cosa: ha buone capacità di giudizio; espressione di un'opinione ben definita su qualcuno o qualche cosa: giudizio obiettivo, spassionato, preconcetto; voglio il tuo giudizio su quest'opera; per estensione, criterio, discernimento e, familiarmente, prudenza, buon senso: valuta tu, a tuo giudizio; è un ragazzo senza giudizio; età del giudizio, quella in cui si acquista la capacità di discernere il bene dal male; ha messo giudizio, si è ravveduto; farsi un giudizio, un'idea, un'opinione; per l'accezione specifica, in filosofia, vedi oltre.

2) Attività svolta dall'autorità giudiziaria; processo; forma processuale: giudizio civile, penale; iniziare, promuovere un giudizio; citare in giudizio; giudizio di primo, di secondo, di terzo grado; per estensione, sentenza, verdetto emesso dal giudice o da altra persona o autorità competente: emettere un giudizio di condanna; la commissione ha dato un giudizio favorevole; giudizio finale, universale, quello in cui tutte le anime saranno giudicate da Dio alla fine del mondo; il giorno del giudizio, quello in cui avverrà il giudizio universale; fig., aspettare fino al giorno del giudizio, per un tempo molto lungo; giudizio di Dio, nel Medioevo, vedi ordalia.

Diritto

Nel diritto romano giudizi divisori, i procedimenti giudiziali per la determinazione della proprietà solitaria su cose in godimento di più titolari. Presupposto era una situazione di comproprietà, volontaria o involontaria (per esempio tra più coeredi), a cui gli interessati intendevano por fine, non avendo raggiunto tra loro un accordo per una divisione pacifica, stragiudiziale. § Nel diritto processuale moderno si distingue tra: giudizio di fatto, in rapporto all'accertamento dei fatti; giudizio di rito, se i fatti riguardano lo svolgimento processuale; giudizio di diritto, propri della Corte Costituzionale. In quello penale, il giudizio s'identifica con la sentenza (o citazione) di rinvio a giudizio (vedi anche processo).

Religione: generalità

Il tratto distintivo del giudizio di Dio nell'Antico Testamento è il suo carattere storico: con il proprio giudizio Dio interviene direttamente nella storia del mondo, tanto per colpire chi opprime il suo popolo eletto, quanto per castigare l'infedeltà di questo stesso popolo verso il Patto divino (tema saliente della predicazione profetica). Nel giudaismo, si afferma un'idea del giudizio divino condizionata dalla mitologia orientale: il giudizio non è concepito come un evento che si attua entro il corso della storia, bensì come l'atto di Dio che pone termine non solo alla storia del popolo eletto, ma altresì alla storia universale. La letteratura apocalittica attesta questa nuova concezione del giudizio, che fornisce lo sfondo della predicazione di Gesù. Il Nuovo Testamento presenta una visione originale del giudizio, come atto che si realizza nel momento stesso della decisione pro o contro la parola e la persona di Gesù. Un'altra tradizione del cristianesimo primitivo – nell'ambito del quale la fine della storia era attesa come imminente – collegò l'idea del giudizio universale con quella del ritorno di Cristo e si affermò come concezione dominante nella Chiesa. Accanto a essa, si venne altresì sviluppando nella Chiesa cristiana la problematica relativa all'idea di un giudizio individuale immediatamente successivo al momento della morte, idea estranea alla tradizione sia del Vecchio sia del Nuovo Testamento. Soltanto nel Medioevo la dottrina del giudizio individuale venne formulata dogmaticamente e proposta come oggetto di fede a tutti i credenti .

Religione: iconografia

Nell'arte paleocristiana la rappresentazione del giudizio è limitata alla figura di Cristo che separa gli eletti dai reprobi, simboleggiati i primi da pecore e i secondi da capre (Ravenna, mosaico di S. Apollinare Nuovo). In seguito il tema si ampliò, arricchendosi di nuove scene distribuite su fasce parallele secondo lo schema che compare già nel manoscritto di Cosma Indicopleuste (sec. VI; Roma, Biblioteca Vaticana). Generalmente le scene fondamentali sono tre: in alto il Cristo Giudice, al centro la separazione degli eletti dai reprobi, in basso la resurrezione dei morti; nell'arte bizantina si aggiungono inoltre le scene della Deesis e della etimasia. Successivamente, accanto agli eletti e ai reprobi comparvero altre figure: con gli eletti sono la Chiesa, Lazzaro, le Vergini sagge, mentre tra i reprobi stanno la Sinagoga, il ricco Epulone e le Vergini folli. Inoltre nella scena della resurrezione compare il motivo della pesatura delle anime sotto la sorveglianza dell'arcangelo Michele. Tra le principali rappresentazioni medievali del giudizio universale si ricordano, per la scultura, i portali delle cattedrali di Chartres, di Notre-Dame a Parigi, di Reims, di Bamberga, i rilievi dei pulpiti di Nicola Pisano (Pisa, Battistero; Siena, duomo); per la pittura, i mosaici del duomo di Torcello e della Cappella Palatina a Palermo, gli affreschi di Giotto (Padova, Cappella degli Scrovegni). Nell'arte rinascimentale la rappresentazione del giudizio universale si trasformò radicalmente , variamente interpretata dai più grandi maestri, liberandosi dai rigidi schemi medievali (Signorelli, Orvieto, duomo; Michelangelo, Roma, Cappella Sistina; Tintoretto, Venezia, Palazzo Ducale).