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glìttica o glìptica

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Lessico

sf. [sec. XIX; dal greco glyptikós, che riguarda lo scolpire]. Arte di lavorare le pietre dure e quelle preziose (soprattutto agata, ametista, diaspro, corniola, giada, cristallo di rocca, steatite, lapislazzulo, onice, calcedonio, sardonica) mediante la tecnica dell'intaglio, allo scopo di ottenerne gemme, sigilli, piccole sculture a tutto tondo, vasi, placchette decorative, ecc. La tecnica dell'intaglio in positivo ha dato origine alla produzione dei cammei, quella in negativo, di gran lunga più antica, ha prodotto gemme (indicate estensivamente come intagli) in cui il motivo decorativo risulta incavato e ha trovato impiego soprattutto nella produzione dei sigilli.

Cenni storici

L'intaglio delle piccole pietre preziose fu praticato sin da epoca remota in Mesopotamia (gemme cilindriche e coniche con scene simboliche e religiose) e in Egitto (sigilli a forma di scarabeo ricchi di figurazioni e simboli); presso gli Egizi si produssero anche vasi e recipienti in pietre dure e semipreziose (onice, agata, serpentino, lapislazzuli, cristallo di rocca), sempre decorati con la tecnica dell'intaglio . La civiltà cretese-micenea produsse caratteristiche gemme lenticolari o a ghianda con motivi di fiori, foglie, spirali e più tardi figurati. In Grecia i repertori decorativi si arricchirono (figure di divinità, scene quotidiane e, dal sec. IV a. C., ritratti) e apparvero le firme degli incisori (gemme di Dessameno di Chio). Praticata anche dagli Etruschi dalla fine del sec. VI a. C., la glittica è particolarmente documentata per l'età ellenistico-romana (tra gli incisori più noti vi sono Pirgotele, autore del sigillo di Alessandro Magno; Dioscuride, di età augustea; Aspasios, che riprodusse in una gemma il busto dell'Athena Parthenos di Fidia, Roma, Museo Nazionale). In epoca ellenistica fu particolarmente diffusa anche la produzione di statuette in pietre dure (calcedonio, agata, lapislazzulo, ecc.). La glittica bizantina predilesse i cammei d'agata, sardonica e diaspro rappresentanti per lo più scene religiose (la Crocefissione, la Madonna orante, ecc.); molto diffusa anche la produzione di coppe e vasi (preziosi esemplari conservati nel Tesoro di S. Marco a Venezia e al Cabinet des Médailles di Parigi) . Nell'Europa romanica e gotica le gemme intagliate sono molto rare; frequenti invece le scene di vario genere incise su vetri e cristalli di rocca. Largamente importate in Occidente dall'Oriente islamico furono, soprattutto nei sec. X-XI, le coppe e le caraffe in cristallo di rocca, materiale nella cui lavorazione si specializzarono successivamente (sec. XIV) gli artisti veneziani. Dopo un periodo di decadenza, la glittica conobbe una nuova fioritura con il Rinascimento italiano, allorché l'amore per l'antichità classica riportò in auge le gemme greche e romane. Si produssero cammei, intagli , oggetti in cristallo (opere mirabili uscirono dai laboratori medicei a Firenze) , mentre la glittica andava diffondendosi anche in Francia e poi in Boemia, dove gli artisti eccelsero, come a Venezia, nell'incisione del cristallo. Nel sec. XVI, specie per opera degli artisti milanesi , si affermò la moda dei vasi in onice, agata , lapislazzuli intagliati con tecnica raffinatissima , e si ebbe anche una ricca produzione di busti di antichi imperatori e di ritratti in calcedonio, agata e diaspro. Dopo un periodo di decadenza in epoca barocca, la glittica tornò in auge verso la metà del sec. XVIII, per lo più applicata agli intagli (copie di gemme dell'antichità classica, ritratti) e continuò stancamente fino agli inizi del sec. XX. Ormai in completo abbandono in Europa, la glittica fiorisce ancora nei Paesi musulmani, in Turchia, nell'Iran, con prodotti che mantengono una certa originalità.