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granulòma

sm. (pl. -i) [sec. XIX; da granulo+-oma]. Neoformazione benigna patologica costituita da tessuto di granulazione che tende a sostituirsi ai tessuti primitivi prima con la necrosi, poi con l'iperplasia e l'attiva proliferazione. Il granuloma è riccamente vascolarizzato e infiltrato da cellule polimorfe: istiociti, leucociti, plasmociti, ecc. Sono presenti macrofagi modificati simili a cellule epiteliali (cellule epitelioidi) circondati da cellule mononucleate (linfociti) e con cellule giganti multinucleate. Il granuloma è dovuto a cause diverse per lo più infiammatorie (tubercolosi, sifilide, lebbra, actinomicosi, ecc.) secondo le quali assume denominazioni specifiche (tubercoloma, sifiloma, leproma, granuloma actinomicotico, ecc.). Può essere dovuto inoltre alla presenza di un corpo estraneo (amido, talco, olio, punto di sutura non riassorbito ecc.). Granulomaeosinofilo o istiocitoma eosinofilo, lacuna a carico di un osso, in genere un osso piatto, associata a tumefazione dei tessuti molli sovrastanti. È un'affezione rara che colpisce soprattutto i giovani ed è dovuta a iperplasia circoscritta della trama ossea, di tipo istiocitario ed eosinofilo. Ha un decorso benigno. Granuloma lipofagico, segue a steatonecrosi ed è dovuto a una reazione infiammatoria causata da una massa di tessuto grasso in necrosi che agisce come corpo estraneo. Può verificarsi nel caso di iniezioni ripetute sempre nello stesso punto, come può accadere per esempio ai soggetti diabetici in terapia insulinica. Per il Granuloma maligno, vedi linfogranuloma.