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granulazióne

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Lessico

sf. [sec. XIX; da granulare].

1) Operazione consistente nella frantumazione di un materiale solido in granuli di piccole dimensioni.

2) Metodo di preparazione di materiali pulverulenti onde facilitarne l'impiego (per esempio fertilizzanti, esplosivi). In particolare, nella tecnica farmaceutica serve a ottenere granulati usati sia come forma farmaceutica a sé stante sia come fase intermedia per la preparazione di compresse e confetti medicinali.

3) In metallurgia: A) Processo col quale la cristallizzazione colonnare e dendritica di una lega grezza di fusione, a temperatura di poco inferiore a quella di solidificazione, viene distrutta per dar luogo a una cristallizzazione equiassica. B) Processo per l'ottenimento di piccole particelle di materiale metallico mediante operazione di agitazione meccanica del metallo allo stato pastoso a contatto con l'aria. C) Difetto che può apparire sulla superficie di getti di leghe di alluminio colati sotto pressione. Si manifesta con l'apparizione di piccoli rigonfiamenti superficiali, dovuti all'aria inclusa nel getto durante la colata.

4) In anatomia, granulazione del Pacchioni, piccole formazioni corpuscolari presenti fra le meningi e che si sviluppano particolarmente col passare degli anni. In particolare, tessuto di granulazione, tessuto connettivo a superficie mammellonata che si forma su una lesione cutanea o mucosa per colmare la perdita del preesistente tessuto distrutto da ulcerazioni, ustioni, ascessi, ecc.

5) In astronomia, fine struttura reticolare della fotosfera del Sole. I granuli che compongono la granulazione hanno dimensioni fino a 1000 km di diametro e si presentano più luminosi delle zone circostanti, indicando la presenza di correnti calde ascensionali veloci e di breve durata (pochi minuti). La formazione delle macchie solari viene di solito annunciata dall'apparizione di un “poro”, ovvero dalla diminuita brillanza di qualche granulo, che si verifica in seguito a una flessione termica cui vada incontro la relativa corrente ascensionale. La granulazione solare fu osservata per la prima volta nel 1748 dall'ottico inglese James Short che la denominò “struttura a grani di riso”.

6) Tecnica decorativa dell'oreficeria antica consistente nel saldare tra loro, su lamine auree, minuscoli granuli d'oro, a volte addirittura microscopici (granulazione “a pulviscolo”).

Oreficeria: cenni storici

Già usata nelle oreficerie egizie e in quelle minoico-micenee, la granulazione ebbe vasta e raffinata applicazione nelle oreficerie greche e soprattutto in quelle etrusche di stile orientalizzante (sec. VII a. C.). Basti ricordare la decorazione delle collane e dei pendagli aurei di Rodi e quella di pettorali, orecchini, spilloni, fibule, bracciali e coppe delle grandi tombe etrusche di Palestrina (tomba Bernardini), Cerveteri (tomba Regolini-Galassi), Vulci, Vetulonia. La granulazione fu usata in ambiente etrusco e italico anche nei sec. VI e V a. C. (oreficerie di Ruvo). In età ellenistica e romana non ebbe molta importanza, mentre fu largamente utilizzata, insieme con la filigrana, dall'oreficeria barbarica.

Medicina

L'evoluzione del tessuto di granulazione ripete le modalità di sviluppo del connettivo dal primitivo tessuto mesenchimale dell'embrione. Si ha un aumento della sostanza fondamentale fibrillinare con una relativa diminuzione del numero delle cellule, così che il tessuto risulta infine prevalentemente formato da fasci cospicui di fibre, fra le quali stanno innicchiate rare cellule di forma lamellare. Le fibre elastiche compaiono solo negli stadi avanzati dell'evoluzione del tessuto di granulazione, ma in scarsa quantità e disposte irregolarmente. I vasi sanguigni, abbondanti nel connettivo giovane, tendono a scomparire, obliterandosi, mentre le fibre nervose compaiono soltanto tardivamente. Durante il processo di trasformazione del tessuto di granulazione avviene una riduzione del suo volume, così che i margini della ferita vengono ravvicinati. Se ciò riesce utile nel caso di ferite della cute, può alle volte rappresentare un danno per l'organismo quando si tratta di organi cavi, nei quali la retrazione può determinare una stenosi cicatriziale (nel piloro, nell'esofago, nell'uretra, ecc.). Similmente, quando un processo infiammatorio colpisce contemporaneamente due regioni attigue, ma indipendenti fra di loro e mobili, il tessuto connettivo di guarigione, originato dalle due parti, può fondersi in una massa unica a guisa di ponte e, subita la trasformazione fibrosa, riunirle fra loro immobilizzandole (aderenze cicatriziali della pleura, del peritoneo, del pericardio, ecc.). Se alla superficie di un tessuto infiammato oppure in un essudato raccolto in una cavità si forma la fibrina, la massa fibrinosa viene secondariamente sostituita da un connettivo, che evolverà verso la forma definitiva del tessuto fibroso cicatriziale.