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gregoriano

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Lessico

agg. [sec. XVII; dal nome proprio Gregorio]. Relativo a personalità, in particolare pontefici, di nome Gregorio: calendario gregoriano , il calendario riformato nel 1582 da papa Gregorio XIII; canto gregoriano , repertorio liturgico ufficiale dei canti della Chiesa cattolica romana; messe gregoriane, serie di trenta messe in suffragio di un'anima, celebrate per trenta giorni continui, di cui fu istitutore papa Gregorio I; riforma gregoriana, riforma religioso-giuridico-politica dei papi della seconda metà del sec. XI, ispirata dal monaco Ildebrando di Soana (poi papa Gregorio VII); si trattava di un'azione complessa, che si proponeva la moralizzazione del clero eliminando dall'amministrazione dei beni ecclesiastici ogni interferenza laica ed esaltando la funzione primaria del papato con la centralizzazione dei poteri soprattutto nei confronti dei vescovi. La critica storica contemporanea è più propensa a restringere l'influenza della riforma al periodo del papato di Gregorio VII (1073-85).

Musica

Dopo un periodo di coesistenza con altri riti (mozarabico, gallicano, ambrosiano), quello romano li soppiantò gradualmente provocandone la scomparsa (a eccezione del canto ambrosiano). Il canto romano ha assunto il nome di gregoriano perché una tradizione risalente al sec. IX attribuisce a papa Gregorio Magno (590-604), oltre alla riforma dei libri liturgici, la sistemazione e l'ordinamento del repertorio di melodie in un Antiphonarium. Tuttavia non è possibile documentare negli scritti e nelle fonti dell'epoca di Gregorio I un suo interessamento alla musica, non esistendo ai suoi tempi libri con notazione musicale; l'attribuzione a Gregorio dell'opera di sistemazione riflette la grande autorevolezza che possedeva nel Medioevo la sua figura capace di cambiare e creare un repertorio ufficiale. Secondo gli studi più recenti la definitiva codificazione del repertorio è contemporanea alla sua diffusione nella Francia carolingia (dalla seconda metà del sec. VIII) ed è il risultato della tradizione dei secoli precedenti e dell'incontro con il canto gallicano. Resta il fatto che i maggiori centri di scrittura dei codici contenenti canti gregoriani (nei sec. IX-XII) si collocano in un'area comprendente la Francia settentrionale, la Svizzera e la Germania (Reichenau, Magonza, Fulda, Einsiedeln, Treviri, Metz, Chartres, Rouen, Tours, Corbie, San Gallo, Luxeuil) e, in Italia, i centri monastici di Nonantola, Montecassino e Bobbio. La storia della formazione del repertorio può comunque considerarsi conclusa quando iniziò, a partire dal sec. IX, la sua fissazione per iscritto mediante la scrittura neumatica e mediante diversi tipi di scrittura diastematica che culminarono nell'introduzione del rigo. Unico fatto nuovo tra il sec. IX e il XIII fu la fioritura di tropi e sequenze. Seguì una progressiva decadenza e perdita di purezza del repertorio, che non poté mantenersi intatto a confronto con tendenze musicali profondamente diverse; fu ripristinato e tenuto in vitagrazie agli studi compiuti dai benedettini di Solesmes a partire dalla seconda metà del sec. XIX. Restano tuttora molti problemi insoluti e si è lontani da un'edizione critica. Il repertorio dei canti gregoriani si presenta oggi come un insieme di canti monodici, su testi latini tratti dalla Sacra Scrittura, dell'uffizio e della messa (solo gli inni, i tropi e le sequenze risalgono a poeti medievali). Musicalmente il canto gregoriano riflette un'originaria influenza di componenti soprattutto orientali ed ebraiche che andarono a contaminarsi, in un gioco di affinità e influenze, con gli altri riti “gemelli” (gallicano, ambrosiano, mozarabico) e con la Chiesa bizantina. Le melodie si possono dividere in melodie composte originariamente per uno specifico testo, melodie tipo (applicabili a diversi testi) e melodie frutto di un lavoro di accostamento a formule preesistenti. Esse hanno un carattere sillabico (una nota per ogni sillaba del testo), neumatico (gruppi di più note per ogni sillaba), melismatico (con molti e lunghi vocalizzi, come nell'Alleluia). Nei sec. VIII-IX fu introdotta una classificazione teorica delle melodie secondo otto modi, modellata sull'oktoechos bizantino. L'interpretazione dei canti gregoriani secondo questa teoria, che rimase in vigore nella pratica musicale fino alla fine del Cinquecento e all'affermazione della tonalità, presenta molti problemi, perché a quanto sembra essa fu adattata a posteriori a un repertorio preesistente, che spesso sfugge a questa classificazione didattica. Essa distingue 4 modi autentici e 4 plagali (collocati una quarta al di sotto del relativo autentico). Comune all'autentico e al plagale è la nota finalis (così detta perché su di essa deve finire la melodia). Ai modi sono stati applicati anche i nomi delle scale greche, con le quali però non esiste alcuna corrispondenza. Problemi complessi presenta anche la ritmica gregoriana: la critica contemporanea ha applicato una sorta di ritmo libero sul quale gli studiosi sono tutt'altro che concordi, come discussa è l'interpretazione dei segni ritmici sui codici neumatici (segni che scomparvero con l'introduzione del rigo, mentre la perdita delle tradizioni orali provocava guasti e un uniforme rallentamento nell'esecuzione). Il canto gregoriano ha avuto comunque una grande importanza nella tradizione musicale europea, influenzando la monodia medievale (trovatori, laudi, ecc.) ed entrando nella polifonia sacra medievale e rinascimentale sotto forma di cantus firmus.

G. M. Sunol, Metodo completo di canto gregoriano, Roma, 1952; C. Passalacqua, Biografia del gregoriano, Milano, 1964; A. Turco, Il canto gregoriano, Roma, 1990.