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gruppo (sociologia)

insieme di persone legate fra loro da relazioni reciproche. Un gruppo si caratterizza per la compresenza di almeno due persone consapevoli di costituire una forma di aggregazione (un “noi”). Sul piano concettuale, la nozione di gruppo si presenta però sfuggente e complessa, come dimostra la grande varietà di tipologie e la quantità di classificazioni che hanno accompagnato l'uso della categoria di gruppo, privilegiandone di volta in volta l'estensione (piccolo/grande), la coesione interna (primario/secondario), le modalità di costituzione (spontaneo/artificiale; informale/formale), le relazioni con l'esterno (aperto/chiuso). A partire dai primi anni Sessanta del Novecento, soprattutto per impulso della psicologia sociale anglosassone, l'analisi si è concentrata sui gruppi di dimensione ristretta, operando una più esplicita distinzione rispetto ai concetti di classe, massa, comunità. In ogni caso, un gruppo umano può essere osservato – secondo l'impostazione della vecchia scuola nominalistica (G. Tarde) – come somma di parti (individui) che sviluppano rapporti fra loro (interazioni) e che può perciò essere indagato con relativa precisione scientifica descrivendone forma, struttura, estensione e composizione. Di qui il tentativo di G. Simmel, che dal “gioco delle parti” all'interno del gruppo cerca di risalire a modelli universali e formalizzati (sociologia della forma). Altri autori, come J. L. Moreno, giungono a elaborare flussi, reti e catene che producono rappresentazioni grafiche (come il sociogramma) capaci di render conto della struttura sociale ed emotiva del gruppo. Psicologi come K. Lewin fanno di tale prospettiva la premessa per una teoria delle dinamiche di gruppo con ricadute operative immediate (per esempio nella pratica dei T-groups). Viceversa, la scuola realista indaga il gruppo in quanto totalità che si definisce solo in relazione a un contesto (il gruppo non è una semplice somma di individui). Rifacendosi alla teoria del fatto sociale di E. Durkheim e alla nozione di ingroup/outgroup di W. G. Sumner, è C. H. Cooley che, agli inizi del sec. XX, precisa la distinzione fra un gruppo primario (relazioni faccia a faccia, sentimento di appartenenza che lega tutti i suoi componenti, come nella famiglia o nella tribù) e un gruppo secondario, dove il vincolo è razionale e contrattuale, come in un'associazione o in un'unità lavorativa. Ai gruppi primari spetta di “riprodurre la società”, socializzando le persone singole; a quelli secondari spetta di conseguire obiettivi specifici, coerenti con un fine o una prescrizione funzionale. Le numerose varianti del modello di C. H. Cooley hanno consentito importanti specificazioni e arricchimenti della teoria e della sua applicazione empirica (per esempio nello studio delle relazioni interpersonali e nella psicoterapia). Rimane, però, fra gli studiosi di scienze sociali la percezione di una frattura non risolta fra i due principali modelli teorici, derivante anche da un'esasperata differenziazione fra approccio psicologico e sociologico. Fra i suoi effetti negativi vi è una certa difficoltà all'aggiornamento concettuale del complesso problema.