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hard bop

loc. inglese (bop duro) usata in italiano come sm. Stile di jazz nato nel 1953, basato sul bebop (di cui è un dialetto più robusto e schematico) e praticato da complessi neri a New York (East Coast), in opposizione al fragile, calligrafico jazz bianco della California (West Coast Jazz. Ne furono pionieri solisti bebop della prima ora ritrovatisi dopo la crisi del movimento (Miles Davis, A. Blakey, M. Roach) e giovani pieni di nuovo slancio (Clifford Brown, H. Silver, Sonny Rollins, J. Coltrane). Si distinse per il piglio energico e spartano; niente finezze armoniche o impasti ricercati, ma semplici gruppi tromba-sax-ritmi: tema all'inizio, assolo di tutti a turno e tema alla fine. Gli assolo divennero più lunghi, in coincidenza con l'avvento del disco long-playing, e l'enfasi fu messa sulla propulsione ritmica e sull'incandescenza del solismo. Esempi tipici sono il quintetto Brown-Roach e le varie generazioni dei Jazz Messengers (Blakey). Davis per contro ne elaborò una sua versione, elegante e lirica, nel quintetto con Coltrane (1955-57). In seguito l'hard bop accolse varie innovazioni (ritmi latini e rock, tempi dispari e composti), sfociando quindi nel jazz modale (1960). A onta di ciò, e del contributo di grandi artisti (Roach, Davis, Coltrane, Rollins), l'hard bop è sopravvissuto più come stile convenzionale, praticato da tutti, che per meriti d'arte; dopo il 1960 infatti non ha più donato capolavori.

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