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hydrotreating

s. inglese (da hydro(carbon), idrocarburo, e (re)forming, trasformazione) usato in italiano come sm. Processo usato nell'industria del petrolio per ridurre il contenuto di eteroatomi (atomi diversi da carbonio e idrogeno), e in particolare di zolfo e di azoto. Viene effettuato su vari prodotti petroliferi, destinati a diversi usi. La rimozione dello zolfo, presente nel petrolio e nei prodotti di raffineria sotto forma di composti organici quali mercaptani, solfuri ciclici e aciclici, tiofeni, benzotiofeni ecc., è necessaria per vari motivi: lo zolfo agisce da veleno per la maggior parte dei catalizzatori impiegati nei successivi processi di raffineria, rendendoli meno attivi; è responsabile di processi di corrosione negli impianti; rappresenta uno dei componenti a maggiore potere inquinante (forma i corrispondenti ossidi in seguito alla combustione) e quindi il suo contenuto nelle benzine, nei gasoli e negli oli combustibili è stato soggetto negli anni a pesanti e continue restrizioni di legge. I processi di hydrotreating si distinguono da quelli di idrocracking in quanto questi ultimi, avvenendo in condizioni assai più drastiche, portano a modificazioni profonde delle strutture molecolari presenti nelle miscele idrocarburiche di partenza, e in particolare alla loro frammentazione, fornendo composti di peso molecolare minore. A seguito dell'hydrotreating, invece, le strutture molecolari subiscono variazioni ridotte, che si limitano spesso al solo allontanamento dell'elemento indesiderato:

RSR'+H2→RH+R'H+H2S

o alla saturazione dei doppi legami. Oltre alla rimozione dello zolfo e dell'azoto, altri elementi che vengono eliminati nel processo di hydrotreating sono l'ossigeno e alcuni metalli. Inoltre, le olefine e le diolefine, che possono dar luogo alla formazione di gomme o di materiali insolubili, sono trasformate in prodotti saturi. Le reazioni di saturazione degli aromatici richiedono condizioni più drastiche e dunque nell'hydrotreating ordinario non procedono in modo significativo. Come nel caso dell'idrocracking, la presenza dell'idrogeno è essenziale non solamente per idrogenare i legami insaturi, ma anche per impedire la formazione di coke e di residui non trattabili. I processi di hydrotreating si svolgono in genere a temperature modeste (300-350 °C) ed elevate pressioni di idrogeno (30-60 bar), con catalizzatori a base di cobalto e molibdeno o nichel, usati sotto forma di solfuri su supporto di allumina. Generalmente vengono realizzati prima dei processi di cracking, in modo da migliorare l'efficienza di questi ultimi.