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idìllio

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Lessico

sm. [sec. XVI; dal latino idyllíum, risalente al greco eidýllion, quadretto].

1) Componimento poetico di breve respiro rappresentante in generale, ma non obbligatoriamente, un bozzetto di genere bucolico o pastorale.

2) Fig., ideale di vita serena, improntata allo scenario e allo spirito degli idilli poetici; anche stato ideale di armonia e di serena convivenza (talvolta in senso scherzoso): dopo le solite baruffe, sono tornati in perfetto idillio; la nostra vita è un idillio.

3) Fig., sentimento amoroso, tenero approccio: tra loro è nato un idillio.

Letteratura

Già presente nei poemi omerici, l'idillio pastorale raggiunse la sua massima espressione con il poeta greco Teocrito, che nel sec. III a. C. compose i preziosi ed eleganti Idilli di ambiente siciliano. Imitatori di Teocrito furono i poeti Mosco di Siracusa (sec. II a. C.) e Bione di Smirne (sec. I a. C.). Alla tradizione teocritea si riallacciò Virgilio negli squisiti bozzetti di vita campestre delle . Nella letteratura moderna si designano come idilli componimenti che generalmente presentano un'intonazione serena ed esprimono la tendenza al sogno, al rifugio nella quiete della natura. Tale aspirazione, già viva nella poesia petrarchesca, trovò matura espressione nell'età rinascimentale, dalle Stanze di Poliziano all'Arcadia di Sannazaro, fino a divenire maniera artificiosa e accademica nell'Arcadia settecentesca. Nell'Ottocento G. Leopardi, che aveva tradotto l'opera pastorale di Mosco, effuse nella contemplazione della natura il suo intenso mondo sentimentale, interiorizzando l'idillio tradizionale: si ebbero così gli Idilli (L'infinito, La sera del dì di festa, Alla luna, Il sogno, La vita solitaria e il frammento Odi, Melisso), composti fra il 1819 e il 1821. A un suo vivace quadro di vita campagnola G. Carducci diede il titolo di Idillio maremmano.

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