Questo sito contribuisce alla audience di

ideologìa

Guarda l'indice

Lessico

sf. [sec. XIX; dal francese idéologie]. Il concetto di ideologia rinvia etimologicamente allo studio dei contenuti della coscienza. Comunemente, però, esso si associa a sistemi di teorie e di valori quasi sempre passibili di applicazione sul terreno politico e sociale.

Filosofia

Il concetto di ideologia, come teoria dell'origine delle idee, viene introdotto dai pensatori dell'età illuministica (G. Cabanis, A.-L.-C. Destutt de Tracy). Ed è in questa accezione che viene ripresa alcuni decenni più tardi da K. Marx. Il filosofo tedesco, però, elabora una visione dell'ideologia come struttura mentale e visione del mondo tendenzialmente totalizzante, capace cioè di permeare per intero la coscienza individuale. In particolare, con l'Ideologia tedesca (1845), Marx perviene alla distinzione fra ideologia generale (nel senso filosofico classico del termine) e ideologie particolari, che esprimono in forme diverse e storicamente determinate il sistema di interessi e di valori sociali propri di una classe. In questa seconda accezione, l'ideologia opera come un mascheramento della realtà; rappresenta, perciò, una mistificazione utile a giustificare l'esistenza di privilegi e gerarchie anacronistici o comunque non legittimi. Dopo le riflessioni di V. Pareto, che all'inizio del secolo XX opera una netta contrapposizione fra scienza e ideologia, relegando quest'ultima a una funzione puramente simbolica e agitatoria, sarà il sociologo della conoscenza K. Mannheim a sviluppare criticamente l'analisi di Marx (Ideologia e utopia, 1929). A lui si deve la distinzione fra ideologia come rappresentazione di un ordine sociale superato e utopia come aspirazione a un nuovo sistema di valori. In questo senso, ogni ideologia (comprese quelle rivoluzionarie) contiene, per K. Mannheim, il seme dell'involuzione. Solo l'utopia è davvero produttiva di nuova storicità e assolutamente decisivo è il ruolo che in ogni società assumono gli intellettuali come gruppo sociale deputato a elaborare sistemi di pensiero e di rappresentazione collettivi. Più schematicamente, uno studioso funzionalista come T. Parsons distingue le ideologie in base alla loro vocazione a preservare o a contestare l'ordine sociale dominante. Fuori delle contese nominalistiche – peraltro spesso dense di implicazioni politico-culturali – la sociologia della conoscenza ha poi accolto una definizione di ideologia come modello verbale, che i gruppi e gli individui utilizzano per organizzare gli elementi culturali in strutture simboliche ai fini della comunicazione e dell'azione (McClung Lee). Più controversa è l'analisi di D. Bell, sostenitore già nel 1961 della fine dell'ideologia. R. Boudon alla concezione dell'ideologia come convinzione di tipo irrazionale (secondo quanto ritengono Marx, Pareto, Popper e Aron) oppone una teoria razionalista: le ideologia sono un elemento fondamentale e naturale della società, e nascono proprio in quanto l'uomo è razionale. Il filosofo elabora la “teoria ristretta dell' ideologia”, concentrando la sua riflessione più che sulle ideologia costituite, su quelle in “statu nascendi”. In L'Idéologie, ou l'origine des idées reçues (1986; L'ideologia, origine dei pregiudizi), analizza il fenomeno ideologico in rapporto al pregiudizio. P. Ricoeur partendo dalla teoria dell'azione sociale e della relazione sociale di M. Weber, sostiene che questi meccanismi consentono di inquadrare le azioni in un sistema di significati e quindi di comprendere le ideologia. Il filosofo compie una classificazione dei caratteri positivi e negativi dell'ideologia. Per L. Althusser l'ideologia esiste sempre in un apparato e nelle sue pratiche. La sua riflessione prende avvio dalla concezione marxista di Stato per poi arricchirsi di nuovi contenuti e caratterizzazioni. Introduce il concetto di “Apparati ideologici di Stato” col quale intende definire la funzione di istituzioni quali la scuola, la Chiesa e la famiglia. Attraverso questi - afferma - con l'educazione viene trasmessa l'ideologia delle classi dominanti e sono riprodotti all'infinito anche i rapporti di produzione di una formazione sociale capitalistica. Al tema dell'ideologia ha apportato contributi originali l'autore J. Elster (1985; 1989).

Bibliografia

M. Weber, Il lavoro intellettuale come professione, Torino, 1948; K. Mannheim, Essays on the Sociology of Culture, Londra, 1956; idem, Ideologia e utopia, Bologna, 1957; K. Marx, Opere filosofiche giovanili, Roma, 1963; F. Rositi, Contraddizioni di cultura, Bologna, 1971; K. D. Bracher, Novecento. Il secolo delle ideologie, Bari, 1990; R. Boudon, L'ideologia. Origine dei pregiudizi, Torino, 1991.