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idiosincrasìa

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Lessico

sf. [sec. XVIII; dal greco idiosynkrasía, da ídios, proprio, e sýnkrasis, mescolanza (di umori)].

1) Reattività patologica specifica dell'organismo a determinate sostanze che, in soggetti normali, risultano innocue.

2) Fig., avversione incontrollabile nei riguardi di qualcuno o qualche cosa; incompatibilità, intolleranza.

Medicina

L'idiosincrasia può essere ereditaria o acquisita, più o meno intensa, locale o generalizzata. Le manifestazioni morbose possibili sono estremamente varie e molteplici e si estrinsecano a carico di qualsiasi apparato e organo con sintomi spesso imponenti (ipotensione, sudorazione profusa, tachicardia, orticaria, edema della glottide, ecc.). L'idiosincrasia si verifica quando la sostanza viene introdotta per via orale, respiratoria, intramuscolare, endovenosa o anche attraverso la cute per semplice contatto. La patogenesi è molto discussa e quindi non è possibile attuare una terapia causale; benché qualche volta risultino efficaci cure desensibilizzanti, è opportuno che il soggetto eviti attentamente l'agente scatenante. Si parla di idiosincrasia farmacologica per indicare reazioni avverse, impreviste e peculiari che interessano un piccolo numero di soggetti, in seguito alla somministrazione di un determinato farmaco. Tali reazioni non sono legate a effetti farmacologici noti della sostanza, né a un meccanismo allergico.

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