Questo sito contribuisce alla audience di

idronefròsi

sf. [idro-+nefrosi]. Dilatazione patologica delle cavità renali, e spesso anche dell'uretere, con atrofia di grado variabile del parenchima renale, dovuta a ristagno di urina asettica. Il normale deflusso urinario è impedito da un ostacolo organico, come un calcolo o l'inginocchiamento di un uretere, o da un ostacolo di natura dinamica, e cioè funzionale, spastico o paretico. L'impedimento può essere totale (idronefrosi chiusa) o parziale (idronefrosi aperta), permanente o intermittente, se è determinato da un calcolo mobile o da inginocchiamento dell'uretere che si instauri periodicamente; può inoltre interessare un solo rene (idronefrosi monolaterale) o entrambi i reni (idronefrosi bilaterale). Di solito si ha dolore scarso nella forma permanente chiusa, sordo e gravativo nella forma aperta, a crisi come nella nefrolitiasi nella forma intermittente; tumefazione del rene, anche cospicua, fino a raggiungere la fossa iliaca e spingersi oltre la regione mediana nelle forme chiuse (nelle quali talora può apprezzarsi la fluttuazione), tumefazione meno evidente nelle forme aperte, mentre nelle forme intermittenti durante le crisi di ritenzione il rene risulta teso e assai dolente. Si può avere ematuria macroscopica o più frequentemente microscopica per disturbi vasomotori del parenchima renale e della parete pielica. La piuria si può avere nel caso di complicazioni infettive (pionefrosi). A questi sintomi locali si associano spesso disturbi generali: anoressia, nausea e vomito, stipsi, ittero, edemi agli arti inferiori. La diagnosi si avvale dell'indagine clinica e radiologica. La prima indagine radiologica da eseguire è l'urografia endovenosa o escretoria (urografia discendente). L'eliminazione del mezzo di contrasto attraverso l'emuntorio renale permette di effettuare un'esplorazione funzionale del rene e delle vie urinarie. A volte lesioni iniziali sono maggiormente evidenziabili con l'ureteropielografia retrogada o urografica ascendente. La cistoureteropielografia minzionale è utile per dimostrare l'esistenza di un riflusso vescicoureterale, spesso dovuto a ureteropielectasia. L'esame consiste nell'eseguire una serie di radiogrammi durante la minzione, fino allo svuotamento della vescica precedentemente riempita con liquido di contrasto. La terapia è rivolta all'eliminazione della causa responsabile dell'idronefrosi (o correzione delle ectasie pieliche ed ureteriche (correzione diretta). Può essere richiesta la nefrectomia in casi particolari, se giustificata da distruzione idropionefrosi. Le idronefrosi bilaterali richiedono interventi correttivi bilaterali.