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immanènza

sf. [sec. XIX; da immanente]. In senso generale l'impossibilità di ciò che appartenendo alla natura di una cosa non può sussistere al di fuori di essa. In particolare, il rapporto di coessenzialità che lega tra loro in un'azione causa ed effetto, sì che l'effetto appare del tutto contenuto nella causa e questa appare continuamente operante nell'effetto medesimo: per esempio la volontà che produce le proprie volizioni; l'insuperabilità dell'assoluto come principio della realtà e la risoluzione necessaria dell'intera realtà in esso. Filosoficamente questa posizione ha trovato espressione nelle diverse forme d'idealismo (nell'idealismo classico tedesco come nel neoidealismo italiano), che hanno in ciò un antecedente in Spinoza. Questo secondo significato è più ampio del precedente e finisce per ricomprenderlo al proprio interno. Infatti, in questo senso l'assoluto (o Dio, o l'Io, secondo come si voglia chiamare il principio supremo) non solo ricomprende e risolve in sé tutta la realtà, ma anche in essa opera con una azione in cui realizza la propria causalità immanente. Il termine antitetico rispetto a immanenza in questa seconda accezione è trascendenza.

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