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impressióne

sf. [sec. XIII; dal latino impressío-ōnis, da impressus, pp. di imprimĕre].

1) L'azione dell'imprimere e l'impronta che ne rimane: l'impressione di uno stampo sul gesso umido. In particolare, azione e modo dello stampare: un'impressione chiara e precisa; in legatoria, tecnica consistente nell'imprimere, a caldo, fregi, segni particolari, ecc., sulle copertine, soprattutto in pelle, di libri. Per estensione, non comune, edizione, ristampa: un'opera alla seconda impressione. In zoologia, impressioni palleale, traccia lasciata sulla faccia interna della conchiglia dei Bivalvi dal margine esterno del mantello.

2) Fig., azione prodotta da agenti esterni sugli organi di senso, in particolare sul tatto: ricevere un'impressione di morbido, di tiepido; impressioni visive. Per estensione, effetto che una causa esterna suscita nella coscienza, nell'animo di una persona: ne ebbe un'impressione di disgusto; dare una buona, una cattiva impressione, far sì che gli altri ci giudichino bene, male; nell'accezione etologica imprinting. In particolare, grave turbamento dell'animo: la notizia fece un'enorme impressione in città; anche raccapriccio: la vista del sangue mi fa impressione.

3) Opinione, punto di vista non sempre certo o fondato: ho l'impressione che tu menta; anche immagine, sensazione che non corrisponde alla realtà: la fata morgana è un'impressione. § Nella filosofia di Hume le impressioni s'identificano nelle sensazioni colte nel loro apparire primo e immediato, intenso e ovvio. In quanto tali esse si distinguono dalle idee che sono “riproduzioni o copie indebolite delle impressioni”.

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