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incènso

sm. [sec. XIII; dal latino ecclesiastico incensum, pp. di incendĕre, accendere].

1) Gommoresina che si estrae, mediante incisione della corteccia, da varie piante del genere Boswellia originarie dell'Abissinia, dell'Arabia occidentale e dell'India. Si presenta sotto forma di grani tondeggianti o irregolari, trasparenti, fragili, con odore aromatico. Riscaldato a 100 ºC rammollisce senza fondere e a temperatura più elevata si decompone svolgendo fumi bianchi dal caratteristico odore. Contiene resine, gomme e olio essenziale; un tempo entrava a far parte di varie preparazioni farmaceutiche, oggi, oltre che nelle funzioni liturgiche e a volte per profumare gli ambienti, è utilizzato dall'industria dei profumi: bruciare, ardere incenso; offrire, porgere incenso. § Per il suo profumo e la sua tendenza a salire verso l'alto l'incenso è simbolo della preghiera. Nel tempio di Gerusalemme, ogni mattina e ogni sera era bruciato l'incenso in sacrificio di lode a Dio. Secondo l'Apocalisse, lo stesso rito si compie nel cielo a opera degli angeli: indica le preghiere dei santi offerte a Dio.

2) Il fumo o l'aroma della gommoresina: “spandono ondate di incenso” (Pancrazi); per estensione, lett., profumo in genere. Fig., lode smodata, adulazione; in senso concreto, atto di omaggio, di adorazione.

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