Lessico

Sf. [sec. XV; dal latino incisío-ōnis, da incīsus, pp. di incidĕre, incidere2].

1) Taglio netto, anche se superficiale: fare un'incisione sulla pelle, su una tavola. In chirurgia, taglio di tessuti, praticato con bisturi o forbici o con altro strumento tagliente, per aprire un ascesso o, nelle operazioni, un varco verso organi interni. In agricoltura, incisione della corteccia.

2) L'arte di eseguire un tracciato lineare decorativo o un disegno su una superficie dura (anche pietre preziose, per cui vedi glittica e vetro), incidendola con strumenti appuntiti. In particolare, preparazione di una matrice incisa per la produzione di un'immagine a stampa; la stampa stessa ottenuta: “Un'incisione sulla copertina giallina” (Baldini). In oreficeria è un tipo di lavorazione a bulino spesso associata ad altre tecniche come lo sbalzo, l'intarsio, l'ageminatura, il niello, ecc.

3) Registrazione di un disco o di un nastro magnetico, sia come operazione, sia come risultato dell'operazione stessa.

Arte: generalità

La tecnica incisoria, molto usata in età preistorica, sia sulla pietra (incisioni rupestri) sia sulla ceramica (incisioni a crudo e a secco), e in età classica, nella ceramica greca a figure nere, nella decorazione dei metalli (specchi greci ed etruschi) e parietale (graffiti di Pompei ed Ercolano), trovò largo impiego, attraverso il tempo e fino ai giorni nostri, nella decorazione di oggetti d'arte e nell'architettura applicata ai materiali più disparati e spesso associata ad altre tecniche. A fianco di queste generiche applicazioni decorative ha assunto un'importanza predominante, dal Rinascimento a oggi, l'applicazione dell'incisione alla preparazione di matrici per la stampa. Le matrici possono essere incise in rilievo (xilografia o incisione su legno, linoleumgrafia o incisione su linoleum) o in cavo (su lastra di metallo, rame, zinco, acciaio) secondo che ci si proponga di riprodurre l'immagine stendendo l'inchiostro sulle parti aggettanti, o facendolo penetrare nelle parti cave; l'incisione in cavo può essere eseguita direttamente, cioè a mano con diversi strumenti (bulino, puntasecca, maniera nera o mezzatinta), o indirettamente su lastre preparate e sottoposte a morsure di diversi acidi (acquaforte, acquatinta, vernice molle); esistono infine tecniche di incisione che si basano sull'elettrolisi e tecniche miste. Tutti i tipi di incisione hanno in comune il carattere industriale del procedimento tecnico che si basa sulla distinzione tra il momento creativo, cioè la preparazione della matrice, e quello esecutivo, cioè la stampa di esemplari uguali in serie ristrette; l'incisione costituisce dunque il primo valido tentativo di applicazione di un procedimento industriale alla rappresentazione artistica.

Arte: l'incisione in Europa

La più antica tecnica di incisione è quella xilografica, forse derivata dalla stampa su tessuto: gli esemplari che risalgono al sec. XIV sono rarissimi, mentre fu largamente applicata all'illustrazione libraria tedesca e italiana, nel secolo successivo: effetti di camaïeu e di chiaroscuro (Ugo da Carpi), ottenuti con la sovrapposizione di più matrici lignee, vennero poi sostituendo al puro contorno quattrocentesco un'impostazione plastico-pittorica. L'incisione su metallo e in particolare su lastra di rame (calcografia) venne messa a punto contemporaneamente in Italia e in Germania intorno alla metà del sec. XV; se non può essere integralmente accolta la testimonianza di Vasari che ne indica l'inventore nel fiorentino Maso Finiguerra, certamente la tecnica calcografica fu originariamente elaborata nell'ambito degli incisori di metalli a bulino e niello. In essa già si cimentarono con risultati brillantissimi Pollaiolo (Combattimento di nudi) e Mantegna (Baccanali), sfruttando compiutamente tutte le possibilità di una tecnica prediletta dai grandi artisti fino ai nostri giorni per la sua estrema duttilità e insieme per il suo rigore. Negli ultimi anni del sec. XV il padovano Giulio Campagnola realizzava il chiaroscuro a punteggio anziché a tratteggio, con effetti di grande morbidezza. Alle esperienze italiane si affiancarono quelle tedesche del Maestro E. S., di M. Schongauer, di H. Baldung, di L. Cranach, di U. Graf, ma soprattutto di Dürer, che della xilografia e dell'incisione su metallo indagò le intrinseche possibilità analitico-descrittive. In Olanda Luca da Leida piegò il segno inciso a effetti pittorico-atmosferici, mentre il Goltzius avviò una scuola caratterizzata da un grande virtuosismo tecnico. Durante il sec. XVI si diffuse in Europa l'incisione ad acquaforte: la grande varietà d'effetti che questa tecnica consente fu sperimentata soprattutto da Parmigianino e Barocci, quindi, nel sec. XVII, da Reni, Guercino, S. Della Bella per raggiungere l'apogeo nell'opera incisa di Rembrandt. Tra la fine del sec. XV e l'inizio del successivo venne definendosi, a opera di Marcantonio Raimondi, una delle funzioni essenziali dell'incisione fino al sec. XIX: la trascrizione dell'opera pittorica dei grandi maestri, che la molteplicità degli esemplari a stampa da matrici incise trasformò in un patrimonio iconografico aperto a tutti. Funzione di diffusione che l'incisione perse soltanto con l'avvento delle tecniche di riproduzione fotomeccanica, le quali a loro volta sono state la necessaria premessa per la rinascita dell'incisione originale nei sec. XIX e XX. Nella seconda metà del sec. XVI Bologna e l'Accademia carraccesca assunsero un ruolo essenziale nel perfezionamento delle tecniche d'incisione in Italia. In Francia, dopo incerti inizi, l'incisione ebbe il suo periodo di massimo splendore nei sec. XVII e XVIII, nell'opera del sommo acquafortista Jacques Callot e del ritrattista a bulino Gérard Audran; poi nell'incisione di traduzione (da Watteau, Boucher, Fragonard, Greuze), a opera di tecnici abilissimi quali J. M. Moreau le Jeune e i Cochin. In Francia nacquero inoltre la maniera a lapis, particolarmente efficace nella riproduzione dei disegni, e la maniera a pastello. In Italia nel sec. XVIII, accanto all'opera originale di un eccelso incisore come il Tiepolo (Capricci, Divertimenti, Fantasie), fiorì a Roma (Vasi) e a Venezia (Canaletto, Bellotto, Ricci) il genere della veduta incisa, mentre la veduta di fantasia raggiunse un vertice insuperato nelle incisioni di Piranesi (Carceri). In Inghilterra l'incisione originale ebbe i suoi massimi esponenti, nel sec. XVIII, in Hogarth, Rowlandson, Blake, mentre Bewick rinnovò la tecnica xilografica con l'invenzione del cosiddetto “legno di testa”; nella traduzione di opere della scuola settecentesca fu usata prevalentemente la maniera nera. Acquaforte e acquatinta trovarono un grandissimo interprete, sul finire del sec. XVIII, in Goya. La litografia, che pure non può essere considerata un procedimento di incisione, introdotta nel 1796 da Senefelder, fu insieme all'acquaforte una delle tecniche di preparazione di matrici per la stampa predilette dagli artisti del sec. XIX. Secolo durante il quale si assiste alla rinascita dell'incisione originale, intesa come mezzo di espressione artistica fine a se stessa: oggetto di collezionismo, il suo valore commerciale venne difeso da tirature limitate e numerate e dal provvedimento di biffare le matrici. In essa si sono cimentati quasi tutti i grandi pittori contemporanei, da Chagall, Dérain, Léger, a Nolde e Kokoschka, da Picasso, Miró e Dalí, a Carrà, Morandi, Campigli, Guttuso, rendendo praticamente impossibile scindere una storia dell'incisione dalla fisionomia dei diversi momenti culturali e dall'attività dei singoli artisti che a essa si sono dedicati.

Arte: l'incisione nei Paesi extraeuropei

Tra le civiltà extraeuropee è la Cina a vantare le più antiche esperienze nelle tecniche dell'incisione xilografica, in origine adattata all'uso del sigillo e successivamente (sec. VI-VII) impiegata per riprodurre su stampa immagini buddhistiche. Tale pratica appare documentata, secondo testimonianze rinvenute da Pelliot e da A. Stein (1907), a Duldur-Āqur, Tun-huang e a Turfan (sec. IX-X), indicando così un'origine della tecnica xilografica nell'ambiente centroasiatico. Importante pubblicazione cinese del sec. IX è il tra del Diamante (Chin kang ching), considerato il libro “stampato” più antico. Il periodo di maggiore sviluppo dell'illustrazione xilografica cinese si ebbe in epoca Sung (sec. X) con la diffusione dell'arte della stampa nel Szechwan e nei territori della valle dello Yangtze Kiang. Nei secoli successivi la pubblicazione di libri illustrati divenne un'attività normale, che vide fiorire tutta una serie di case editrici specializzate in vari rami della cultura cinese. Nel sec. XVII apparvero in Cina i primi libri illustrati ispirati al cristianesimo. Nella medesima epoca fu di moda la pubblicazione di album con stampe incise (spesso illustranti soggetti erotici), genere che diffuse e perfezionò le tecniche della xilografia. Dalla Cina l'arte xilografica fu introdotta in Giappone, dove si affermò nel corso dei sec. XVII-XIX attraverso la produzione delle stampe a colori dell'Ukiyo-e, la cui tradizione stilistica segnò un importante capitolo dell'arte grafica giapponese, ancora vitale secondo i caratteri delle poetiche dell'arte contemporanea. Interessanti applicazioni ebbero le tecniche dell'arte grafica (in prevalenza la xilografia) nell'arte dell'India, soprattutto nell'applicazione su tessuti dipinti, la cui pratica fu seguita anche nel Tibet. Altre esperienze soltanto marginalmente collegate all'arte incisoria si manifestarono nell'arte islamica.

Numismatica

L'incisione dei coni fu eseguita a mano durante l'epoca antica, nel Medioevo e anche nei primi secoli dell'epoca moderna. Per l'età antica e medievale si conoscono solo i nomi degli incisori, quasi sempre abbreviati e spesso in posizione nascosta, su monete greche, soprattutto della Magna Grecia e della Sicilia, della seconda metà del sec. V a. C. e dei primi decenni del IV. I nomi più famosi sono quelli di Kimon, Eveneto, Euclida, Evarchida, Exacestida, Eraclida, Choirion, Frigillo, Neuantos, Theodotos. Questi maestri, le cui opere segnano il più alto livello dell'arte incisoria antica, con molta probabilità incidevano direttamente i coni. È anche da presumere che in epoca romana molti incisori fossero dei semplici operai, sebbene non manchino monete e medaglioni romani imperiali che presentano soprattutto nel ritratto notevoli qualità artistiche. Nel sec. XV si cominciano a conoscere, attraverso documenti d'archivio, nomi di incisori di coni, spesso orafi o scultori, pittori, miniaturisti. Con il prevalere della tecnica della coniazione nella medaglia l'incisore di monete esegue anche i coni per le medaglie e diventa sempre più specializzato limitando la sua opera all'incisione dei coni e all'incisione delle pietre dure (sec. XVIII-XIX). In epoca moderna chi esegue il modello per la moneta o la medaglia non è quasi mai la stessa persona che presiede all'incisione del conio.

Medicina

Secondo la finalità degli interventi, la posizione del viscere da operare e il metodo scelto, l'incisione va condotta con una ben precisa profondità, lunghezza, forma. Alcune incisioni sono note anche con il nome di chirurghi che le hanno sperimentate: l'incisione crociata si usa di solito per lo svuotamento di un ascesso profondo nei glutei; l'incisione d'Anvray per la splenectomia si attua praticando un taglio lungo il margine esterno del muscolo retto sinistro dell'addome fino alle cartilagini costali e proseguendo verso l'alto e posteriormente sulle ultime coste fino a raggiungere l'8º spazio intercostale: l'incisione di Bevan si pratica con un taglio condotto verticalmente lungo il margine laterale del muscolo retto destro dell'addome per interventi sulla colecisti.

Bibliografia

Per l'arte

L. Servolini, Dizionario illustrato degli incisori italiani moderni e contemporanei, Milano, 1955; C. Roger Marx, La gravure originale au XIXe siècle, Parigi, 1962; J. Adhémar, La gravure originale au XVIIIe siècle, Parigi, 1963; idem, La gravure originale au XXe siècle, Parigi, 1967; P. Petit, Guida all'incisione, Bologna, 1988.

Per la numismatica

G. F. Hill, A Corpus of Italian Medals of the Renaissance Before Cellini, Londra, 1930; F. Panvini Rosati, Medaglie e placchette italiane dal Rinascimento al XVIII secolo, Roma, 1968; A. Forzoni, La moneta nella storia, Bari, 1989.

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