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incrociatóre

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Lessico

sm. [sec. XIX; da incrociare nel senso 4]. Con il termine si designano navi abbastanza dissimili, costruite per impieghi diversi. Alcune caratteristiche comuni possono però ravvisarsi nei numerosi tipi apparsi nel corso della lunga evoluzione, del resto ancora in atto: buona velocità, buona autonomia, armamento medio o leggero, medio dislocamento.

Cenni storici

Il concetto fondamentale risale al sec. XVII, quando i costruttori navali cominciarono a ideare navi abbastanza potenti da poter svolgere missioni isolate, ma anche sufficientemente leggere e manovrabili da poter fronteggiare qualsiasi avversario. Nel secolo successivo la fregata concretò i caratteri predetti, diventando uno dei fattori fondamentali di presenza e di efficienza delle flotte impegnate in operazioni oceaniche, nelle quali si richiedevano numerose unità di medio tonnellaggio che assicurassero i collegamenti tra le forze principali, l'esplorazione, il mantenimento delle linee di blocco. Durante la guerra di Secessione americana lo sviluppo di questo tipo di nave, legato all'importanza assunta dalle operazioni di attacco e difesa del traffico, avviò il processo di evoluzione del vero e proprio incrociatore, concretatosi negli anni immediatamente successivi, quando la Gran Bretagna costruì la prima unità di questo tipo: l'Inconstant, entrato in servizio nel 1866. Era una nave propulsa a vapore e a vela, dislocante 5800 t e armata con 10 pezzi da 228 mm e 6 da 278 mm. Da allora l'evoluzione è stata praticamente continua. Tra il 1880 e il 1890 furono progettati gli incrociatori inglesi Armstrong, il russo Rurik, modestamente protetti, e il francese Dupuy de Lôme, il primo vero incrociatore corazzato. Nel 1906 si impose la corazzata monocalibra Dreadnought, più veloce delle precedenti, con la quale si aprì una nuova era per cui si giunse alla suddivisione tra incrociatori corazzati e incrociatori leggeri. Nel corso della prima guerra mondiale gli incrociatori delle nazioni belligeranti ebbero modo di mostrare un'indiscutibile efficienza. Terminata la guerra veniva valorizzato il grande incrociatore, unità potente che manteneva il pregio della velocità. Migliorati ulteriormente per la seconda guerra mondiale, gli incrociatori si rivelarono d'importanza vitale nella difesa dei convogli minacciati da unità di superficie. Si ebbero incrociatori contraerei, con armamento speciale per la difesa dei convogli dagli attacchi dal cielo, incrociatori posamine, veloci e attrezzati per la collocazione di sbarramenti antisommergibili. Dopo il 1945 l'incrociatore sembrò di poco interesse soprattutto di fronte al grosso sviluppo dell'aviazione sempre più dotata di mezzi offensivi efficientissimi; ma durante il periodo di declino delle corazzate, fino agli anni Settanta, gli incrociatori, grazie ai nuovi sistemi di difesa antiaerei (missili mare-aria) e antisommergibili (elicotteri), svolsero un ruolo non solo di nucleo fondamentale per la protezione delle portaerei e dei convogli navali, ma anche di attacco a posizioni terrestri quale preparazione a operazioni di sbarco. Le capacità evolutive di questa nave e le alte velocità raggiungibili grazie a nuove turbine navali, nonché la grande autonomia e l'adozione di contenitori-lanciatori di grossi missili, la cui guida viene effettuata con l'ausilio di elicotteri e satelliti artificiali, hanno fatto dell'incrociatore l'unità di linea fondamentale, insieme con le portaerei, delle moderne marine militari, nonostante la riutilizzazione delle corazzate da parte degli USA. Rappresentativi di queste navi possono essere considerati gli incrociatori statunitense Ticonderoga e sovietico Slava, con dislocamento sulle 12.000 t, lunghezza di ca. 190 m, larghezza di ca. 20 m, pescaggio non superiore a 8 m, autonomia di oltre 7000 miglia e velocità massima di oltre 35 nodi fornita da più motori a turbina a gas di elevata potenza (alcuni sono anche dotati di motori nucleari). L'equipaggio è normalmente di 600 uomini; l'armamento tradizionale è stato ridotto a uno o due cannoni da 130 mm in torretta, che hanno gittata sui 30 km; inoltre hanno da 2 a 6 cannoni a canne rotanti multiple da 30 mm, mitragliere e lanciasiluri; la loro potenza di fuoco è però dovuta a sistemi missilistici mare-mare, mare-terra, mare-aria; particolarmente sofisticata è l'elettronica di bordo (sonar, radar, sistemi d'intercomunicazione con satelliti) che costituisce un vero e proprio scudo contro attacchi aerei e sottomarini consentendo nel contempo l'operatività di superficie contro navi e obiettivi terrestri; uno o due elicotteri completano il sistema difesa-attacco. Vengono anche realizzati incrociatori a ponte continuo, che consente alla nave di operare quale portaelicotteri e portaeromobili a decollo verticale: nel primo caso hanno minore dislocamento (intorno a 10.000 t), nel secondo il dislocamento può arrivare alle 15.000 t e il ponte termina con un trampolino di lancio (ski-jump), come nell'incrociatore italiano Garibaldi.

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