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incunàbolo o incunàbulo

sm. [sec. XIX; dal latino incunabŭla, fasce, derivante da cunae, culla, per indicare i primi anni dell'arte tipografica]. Libro o foglio volante stampato nel sec. XV, negli anni immediatamente successivi all'invenzione della stampa a caratteri mobili (le stampe del secolo successivo sono dette cinquecentine). Il termine, usato per la prima volta nel 1639 da B. von Mallinckrodt nell'espressione prima typographiae incunabula, ha assunto il significato bibliografico d'uso corrente nel Settecento. Si calcola che siano state stampate ca. 40.000 edizioni di cui ca. 35.000 ancora rappresentate dai ca. 450.000 esemplari noti. Il più antico incunabolo è la Bibbia di 42 linee, o anche detta Mazarina (Biblioteca Mazarina di Parigi), iniziata da Gutenberg nel 1452 e portata a termine da Fust e da altri nel 1456. Sono detti paleotipi gli incunaboli anteriori al 1470, quelli relativi alle edizioni principi di classici latini e greci o di esemplari in pergamena e di libri illustrati. Gli incunaboli sono caratterizzati da una grande rassomiglianza, soprattutto nei primi decenni, con i manoscritti del tempo: medesima impaginazione e identici disegni di carattere, frequentemente anche decorazioni simili, mancanza normalmente del frontespizio (resta un fatto isolato il frontespizio del Calendario del Regiomontano, 1476). Da un punto di vista filologico gli incunaboli vanno considerati in ogni caso pezzi unici alla stregua dei manoscritti; dal punto di vista antiquario il loro valore varia oltre che secondo la rarità anche secondo il prestigio dell'officina di produzione, dallo stato di conservazione, dalla ricchezza delle eventuali illustrazioni e ornamenti, e da innumerevoli altri fattori. Gli incunaboli noti sono registrati e descritti in numerosi repertori, a cominciare dal Repertorium di L. Hain (dal 1826) fino al monumentale Gesamtkatalog der Wiegendrucke (7 vol., in stampa dal 1925). Tra i numerosi repertori a carattere nazionale va ricordato l'Indice generale degli incunaboli delle biblioteche italiane, curato dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

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