indizióne

Indice

sf. [sec. XIII; dal latino indictío-ōnis].

1) Ant., l'atto di indire; convocazione.

2) Tributo straordinario imposto nell'Impero romano a tutti i cittadini. Diocleziano lo rese annuale e lo fissò per i singoli cittadini e per ogni paio di animali sottostanti al giogo (capita et iuga). Dal nome dell'imposta fiscale, che veniva rinnovata ogni 15 anni, prese nome un computo cronologico fondato appunto su un eguale ciclo di anni in uso nella tarda antichità e nel Medioevo. Il sistema di datazione fu adottato ufficialmente con la legislazione costantiniana (dal 313 d. C. in poi) e nel corso del sec. V si diffuse alla maggior parte delle cancellerie dell'Occidente; a partire dal sec. IX fu adottato anche dai Franchi. Furono in uso tipi diversi di indizione, secondo il giorno in cui si facevano iniziare: l'indizione greca (o bizantina o costantinopolitana) usata anche nell'Italia meridionale, nella cancelleria pontificia fino al sec. XI, a Milano, ecc., che iniziava il 1º settembre; l'indizione bedana (o anche costantiniana o cesarea), applicata spesso dalla cancelleria imperiale, che iniziava il 24 settembre; l'indizione romana (o pontificia), usata in Occidente a partire dal sec. IX, che iniziava dapprima il 25 dicembre, poi il 1º gennaio. Quest'ultima, a cominciare dal sec. XIV, fu usata quasi solo dalla cancelleria pontificia. Nel computo ecclesiastico del tempo, l'indizione romana è il numero che indica la posizione di ciascun anno entro un ciclo quindicennale, essendo fissato al 3 a. C. l'inizio del calendario. Si ottiene aggiungendo 3 al numero rappresentante l'anno e dividendo il risultato per 15: il quoziente rappresenta il numero dei cicli quindicennali trascorsi dal 3 a. C., il resto è l'indizione romana.

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