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infallibilità

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Lessico

sf. [sec. XVII; da infallibile]. L'essere infallibile; impossibilità di cadere o di indurre in errore.

Religione

Secondo la Chiesa cattolica l'infallibilità è prerogativa rivendicata dal pontefice romano quando parla ex cathedra, come maestro di dottrina e di morale. Essa gli è stata riconosciuta, non senza contrasti, nel Concilio Vaticano I, sotto Pio IX, con un testo approvato come “dogma rivelato” con 513 “si”, 88 “non placet” e diversi assenti il 13 luglio 1870 (Costituzione Pastor aeternus). L'infallibilità agisce quando il papa parla nella sua qualità di pastore e dottore di tutti i cristiani, definendo in virtù della sua suprema autorità apostolica che una dottrina in materia di fede o di morale deve essere ammessa da tutta la Chiesa. Da quel momento queste definizioni del romano pontefice sono irreformabili per se stesse, e non in virtù del consenso della Chiesa. Del testo venne presentata la seguente interpretazione restrittiva (per riguardo alla minoranza “fallibilista”): “Il vescovo di Roma è soggetto dell'infallibilità papale non come persona privata e nemmeno come papa, ma unicamente come pastore supremo e diretto di tutta la cristianità; non qualsivoglia dottrina può essere oggetto di definizione infallibile, ma solo una dottrina di fede o di morale; il papa non è infallibile in forza di una rivelazione o di un'ispirazione, bensì di un'assistenza divina preservativa dall'errore, caso per caso; l'infallibilità del papa è la stessa della Chiesa, che ha in lui un organo autentico di manifestazione”. Codesta infallibilità è fondata sui Vangeli di Matteo (16, 18-19 e 27, 20), Giovanni (14, 17 e 26), ed è organo di quella riconosciuta alla Chiesa tutta nell'unità di vescovi e fedeli, in quanto, per l'assistenza dello Spirito Santo, essa non può errare nel credere, e in particolare è organo dell'infallibilità della Chiesa docente nel Concilio. L'infallibilità papale si era venuta affermando specialmente dal sec. XII nell'atmosfera della riforma gregoriana, quale elemento del primato del papa nel magistero come vicario di Cristo sulla Terra. Essa pertanto venne contestata e contrastata dal conciliarismo, che affermava la superiorità del concilio sul papa e il potere del primo di giudicare il secondo, dal gallicanesimo e dal giansenismo, anche con richiami storici a papi giudicati eretici da qualche concilio (Liberio, Onorio, Vigilio). L'infallibilità papale non venne accettata dai “vecchi cattolici” in Austria, Olanda, Germania. La teologia più recente interpreta l'infallibilità papale sempre più in connessione con la Chiesa, accentuandone la direzione collegiale secondo il Concilio Vaticano II.

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