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inflazióne

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Lessico

sf. [sec. XIV; dal latino inflatío-ōnis, gonfiore, sul modello dell'angloamericano inflation].

1) Aumento dell'indice generale dei prezzi delle merci e dei fattori di produzione e la conseguente diminuzione del potere d'acquisto della moneta: tasso d'inflazione, l'aumento relativo di tale indice.

2) Fig., aumento, diffusione eccessiva di qualche cosa: oggi si verifica un'inflazione di laureati in medicina; l'inflazione delle parolacce.

Economia

L'inflazione può essere nascosta (od occulta o repressa) oppure palese (o aperta) secondo se le autorità governative prendano o meno provvedimenti atti a frenarla (per esempio blocco dei prezzi); strisciante, se caratterizzata da un tasso non superiore al 5% annuo; vivace, se il tasso è compreso fra il 5% e il 20%; galoppante, se il tasso è superiore al 20%. L'inflazione strisciante è ritenuta da molti economisti cronica, cioè normale di un sistema economico in espansione. L'inflazione galoppante è quasi sempre conseguenza di fenomeni bellici: è di solito causata, infatti, da eccessive emissioni di moneta volte a finanziare le spese statali di guerra e di ricostruzione del dopoguerra (per esempio la grande inflazione che colpì la Germania dopo la I guerra mondiale). Sulle cause dell'inflazione i pareri degli studiosi sono divergenti: taluni l'attribuiscono a un incremento della domanda globale superiore a quello del reddito potenziale prodotto in una situazione di piena occupazione (demand pull inflation). In pratica si avrebbe un'inflazione di questo tipo quando il governo effettua ingenti spese pubbliche non coperte da imposte o da prestiti; o quando le imprese investono troppo rispetto al risparmio disponibile ricorrendo al credito; o quando la spesa per consumi eccede il reddito ed è, quindi, finanziata da risparmio accantonato in precedenza o da prestiti; oppure ancora quando le esportazioni superano le importazioni depauperando il Paese di parte delle risorse e provocando un forte afflusso di divise estere, ossia un'ulteriore formazione di disponibilità monetarie (inflazione importata). Alcuni economisti considerano auspicabile l'inflazione, ovviamente se mantenuta entro limiti molto contenuti (inflazione strisciante) ai fini di una costante espansione del sistema. In tale caso, si sostiene, una certa eccedenza della domanda globale sull'offerta, e perciò un aumento dei prezzi superiore a quello dei costi, costituirebbe per gli imprenditori un incentivo a investire così da sollecitare un elevato livello di occupazione. All'aumento della domanda un'altra corrente di economisti oppone, quale causa determinante dell'inflazione, l'aumento dei costi (inflazione indotta o spinta da costi: cost-push inflation). In tale caso la lievitazione del livello dei prezzi sarebbe provocata o da un aumento dei salari superiore a quello della produttività media o da un aumento dei prezzi di alcuni materiali di base voluto dalle imprese per allargare i margini di profitto (mark up). In effetti è molto difficile riscontrare nella realtà solo uno o solo l'altro modello d'inflazione; di solito l'inflazione indotta da domanda provoca aumenti dei costi e quella indotta dai costi determina un aumento della domanda data la maggior massa monetaria posta a disposizione dei percettori di reddito. Determinare le cause dell'inflazione pare quindi di notevole difficoltà anche se di grande importanza per la scelta delle misure atte a controllarla (misure di natura monetaria, spesso, o fiscale o puramente politica, ecc.). È indubbio, infatti, che il costo sia economico sia sociale dell'inflazione, anche se non sempre di quella strisciante, sia notevolmente pesante. L'inflazione favorisce gli speculatori e i debitori mentre danneggia i percettori di reddito fisso, i creditori, i risparmiatori, soprattutto quelli piccoli; spinge ad aumentare i consumi con conseguente danno per gli investimenti e quindi per lo sviluppo del sistema. La sfiducia nella moneta distorce il commercio sia interno, facendolo spesso degenerare in baratto, sia estero, provocando un incremento delle importazioni e il disavanzo della bilancia dei pagamenti. Seguendo l'andamento dell'inflazione a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, è possibile notare come nei Paesi più industrializzati si sia sempre più affermata la tendenza al decremento già manifestatasi nella prima metà del decennio: in tutti i Paesi industrializzati, fatta eccezione per l'Italia e per il Regno Unito, nell'intervallo di tempo 1985-90 il tasso annuo di inflazione è stato in media inferiore al 5% e in Giappone e in Germania pari addirittura all'1,5%. Tale tendenza positiva è proseguita negli anni Novanta, con l'eccezione questa volta della Germania per i primi anni del decennio, periodo segnato dal processo di unificazione. Diversa è la situazione dei Paesi in via di sviluppo e soprattutto di quelli latino-americani, per i quali la prima metà degli anni Novanta ha segnato un periodo negativo, con una forte tendenza al peggioramento dell'inflazione e un tasso medio decisamente superiore a dieci anni addietro. Tuttavia l'andamento dell'inflazione ha registrato consistenti miglioramenti, in particolare nell'America Latina, passata dai tassi d'inflazione a tre cifre dei primi anni Novanta a un tasso del 10% circa alla fine del decennio. Anche nelle economie in transizione i tassi restano alti, ma creano un certo ottimismo alcune significative riduzioni: è questo il caso della Russia (passata da un tasso di inflazione dell'875% nel 1993 al 22% circa del 2000) e degli altri Paesi ex socialisti dell'Europa centrale e orientale. I progressi dell'Italia nel contenimento del tasso di inflazione sono stati notevoli: a partire dal 1985 il tasso è tornato sotto le due cifre e da allora in poi non è mai risalito oltre il 6,5% del 1990. Tale tendenza positiva è proseguita nel decennio seguente e, nel 1998, si è registrato un tasso medio vicino al 2%, mentre è leggermente aumentato il valore medio europeo. A questo parziale peggioramento hanno contribuito l'aumentato costo del lavoro per unità di prodotto e l'innalzamento dei prezzi dei prodotti alimentari freschi e dei prodotti petroliferi.

Bibliografia

B. Hansen, A Study in the Theory of Inflation, Londra, 1951; M. Friedman, Inflation: Causes and Consequences, Londra, 1963; J. Rueff, L'âge de l'inflation, Parigi, 1963; G. Haberler, Inflation, Its Causes and Cures, Washington, 1966; D. M. McDougall, T. E. Dernburg, Macroeconomia, Milano, 1967; H. Frisch, Teorie dell'inflazione, Milano, 1986.

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