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ingegneria

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Lessico

sf. [sec. XVII; da ingegnere]. Insieme delle attività umane e degli studi volti all'utilizzazione e alla trasformazione delle energie e dei vari materiali naturali al fine di realizzare beni d'uso e servizi specifici utili sia ai singoli sia alla comunità. Per estensione ingegneria genetica, insieme di tecnologie che permettono di intervenire sul patrimonio genetico di un organismo vivente, col fine di modificarne le caratteristiche.

Cenni storici

Anche se il termine ingegnere lo si trova usato per la prima volta in un rogito steso nella casa dei canonici di S. Lorenzo a Genova il 19 aprile 1195, tuttavia anche nell'antichità chi coordinò e diresse i lavori per la costruzione delle piramidi, dei canali irrigatori, dei grandi palazzi dei re assiri possedeva una preparazione tecnica per molti aspetti paragonabile a quella dell'ingegnere moderno. I primi nomi che ci sono pervenuti sono quelli di Mandrocle e Arato (sec. V a. C.), costruttori di ponti, Eupalino (sec. V a. C.) costruttore di acquedotti, Crate di Calcide (sec. IV a. C.) bonificatore; si trattò di persone in genere capaci di coordinare nozioni e conoscenze dedotte dall'esperienza e trasmesse di generazione in generazione per insegnamento artigianale e indirizzarle alla soluzione di ben precisi problemi di diretta utilità pubblica. Tale caratteristica fondamentale permase anche in epoca romana dove però la figura dell'ingegnere assunse una particolare dignità legata alle sue responsabilità soprattutto a partire dall'epoca di Adriano. Grande fama ebbero Aligio di Antiochia sotto Giuliano e Isidoro di Mileto sotto Giustiniano. Né è mancato nell'antichità, soprattutto con la scuola alessandrina e, in particolare con Archimede (sec. III a. C.), il tentativo di delineare lavori di ingegneria che, usciti dall'ambito meramente pratico-artigianale, si ponessero in stretto rapporto con la matematica e la meccanica. Dopo un lungo periodo di stasi economica e culturale, nei sec. XIII, XIV e XV, la formazione di grandi Stati nazionali e l'affacciarsi di una borghesia mercantile e manifatturiera furono i principali fattori di una grande spinta produttiva che determinò una crisi sempre più acuta della secolare cultura scolastica e dell'artigianato tradizionale geloso dei propri procedimenti, chiuso di fronte ai nuovi problemi. Comparvero in quel periodo le figure degli ingegneri-artisti, personaggi strettamente collegati agli ambienti umanistici e ai ceti più attivi dell'epoca che intendevano accostarsi alla natura in maniera totale e diretta al fine di conoscerla iusta propria principia e di trasformarla. Tecnica, lavoro manuale, matematica applicata, disegno, architettura, pittura erano tutti strumenti di approccio e di trasformazione del mondo. Esemplari, sotto tale profilo, le figure di Leon Battista Alberti e di Leonardo da Vinci. Nel sec. XVI, in Francia, dove già alcuni costruttori italiani, tra cui Fra' Giocondo, avevano realizzato opere di notevole interesse, si assiste alla nascita della scuola di ingegneria che attraverso l'opera di F. Romano, L. A de Cessart, costruttori di ponti, H. Gauthier, ingegnere stradale, B. F. de Bélidor, ingegnere idraulico, e la scuola di ingegneria militare di S. de Vauban andò sempre più consolidandosi. L'affermazione dell'ingegneria intesa in senso moderno avvenne a conclusione di due grandi processi: la rivoluzione scientifica e la rivoluzione industriale. La prima giunse alla formulazione di una rigorosa meccanica matematica dopo aver condotto alle estreme conseguenze sia l'istanza antiscolastica presente nel Rinascimento sia l'esigenza di uno stretto collegamento tra scienza e tecnica. La seconda operò un radicale rinnovamento di tutte le tecniche di produzione. L'ingegneria andò così caratterizzandosi come insieme di attività strettamente collegate da una parte con la spinta tecnica (che favorì la comparsa di “inventori” estranei al mondo ufficiale della cultura) e dall'altra con la scienza teorica, fenomeno questo accentuato nell'una o nell'altra direzione in dipendenza di particolari situazioni sociali e culturali. Così in Francia fu soprattutto il grande processo di revisione e sistemazione aperto nelle scienze a definire, attraverso una precisa struttura scolastica, la figura dell'ingegnere. È della metà del sec. XVIII, infatti, la fondazione dell'École des ponts et chaussées, mentre verso la fine dello stesso secolo sorse la famosa École Polytechnique, la prima moderna scuola di ingegneria. In Inghilterra, invece, prevalsero istituzioni, come la Royal Society, tese a coordinare le attività e a raccogliere i risultati di tecnici e artigiani, operanti in ambienti non accademici ed estranei alla scienza dotta: da tale punto di vista particolarmente significativi sono i nomi di J. Bradley costruttore di canali navigabili, J. L. Mac Adam costruttore di strade e J. Watt costruttore di macchine in genere. La presenza di questo duplice canale di espressione della tecnica ebbe notevole influenza nella definizione del rapporto scienza-tecnica, che venne acquistando un ruolo sempre più significativo, superando definitivamente secolari preclusioni, sino a influire direttamente sulla configurazione di alcune discipline. L'impetuoso sviluppo dell'industrializzazione e della tecnologia registrato negli ultimi due secoli ha accentuato il problema della specializzazione sotto il duplice aspetto teorico e tecnico. Si ha, infatti, che il progressivo dilatarsi del mondo fenomenico ha portato alla necessità di possedere conoscenze sempre più approfondite in campi relativamente poco estesi e tale fatto ha determinato la tendenza ad accentuare la diversificazione delle competenze. La preparazione dell'ingegnere è stata perciò impostata talvolta secondo indirizzi eccessivamente specialistici e ciò ha portato come conseguenza una certa difficoltà, da parte degli ingegneri, ad adeguarsi prontamente alle esigenze legate al sorgere di nuovi campi di applicazione delle conoscenze tecniche e al rapido sviluppo delle scienze applicate. Si tende perciò piuttosto a considerare l'ingegneria come complesso di conoscenze aventi carattere relativamente generale che, pur nell'ambito di diversi indirizzi di specializzazione, favoriscano la disponibilità dell'ingegnere a occuparsi di problemi alquanto differenziati. Un altro problema di notevole importanza è quello della preparazione dell'ingegnere, in relazione alle mansioni che è chiamato a svolgere nella società: nell'organizzazione industriale, basata su processi tecnologici di notevole complessità e su lavorazioni in serie su larga scala, è relativamente poco sentita l'esigenza dell'ingegnere capace di ideare e progettare ex novo un impianto, un manufatto, ecc., ma piuttosto quella di tecnici aventi una preparazione che permetta loro di sovrintendere allo svolgimento di determinati processi produttivi, alla cui ideazione rimangono però in generale estranei. A tale esigenza si è risposto, in vari Paesi europei (per esempio Francia, Germania, Gran Bretagna), con l'istituzione di due livelli di insegnamento, uno destinato alla preparazione dei tecnici per l'industria (ingegneri diplomati), l'altro alla formazione di tecnici di livello superiore, con una preparazione teorica più approfondita, da impiegare soprattutto nella ricerca. La direttiva del Consiglio 89/48/CEE del 21 dicembre 1988, ha istituito un sistema generale di riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore sanzionando la formazione professionale universitaria di una durata minima di 3 anni. In applicazione di tale direttiva sono stati introdotti, nel sistema universitario italiano, i diplomi di ingegneria logistica e della produzione, ingegneria dell'ambiente e delle risorse, ingegneria biomedica e ingegneria delle infrastrutture. Tali diplomi non consentono l'esercizio della professione d'ingegnere.