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inglése

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Lessico

agg. e sm. e f. [sec. XVI; dal francese ant. angleis, proprio degli Angli]. Dell'Inghilterra: i cittadini inglesi; le città inglesi; nativo o abitante dell'Inghilterra; la lingua parlata in Inghilterra, negli Stati Uniti d'America e in altri Paesi del Commonwealth. Per estensione, flemma, eleganza inglese, tipico degli uomini inglesi; cavallo inglese, tipo di razza equina; zuppa inglese, dolce costituito da savoiardi o fette di pan di Spagna inzuppate di liquore e alternate con strati di crema; sale inglese, solfato di magnesio, usato come purgante; ricamo inglese, lo stesso che ricamo di Madera. All'inglese, secondo il costume degli Inglesi; andarsene all'inglese, senza salutare; giardino all'inglese, che riproduce un paesaggio naturale, con prati, boschetti, laghetti, ecc.; riso all'inglese, bollito e condito con burro crudo.

Linguistica: l'inglese medio

Nella storia linguistica inglese si possono distinguere tre periodi: anglosassone o inglese antico dalle origini alla conquista normanna del 1066 (alcuni prolungano questo periodo fino alla metà del sec. XII), inglese medio che giunge fino al sec. XVI, inglese moderno dal sec. XVI in poi. Per quanto riguarda le caratteristiche dell'inglese antico, vedi Anglosassoni. Il periodo dell'inglese medio (Middle English) rappresenta, per la lingua inglese, il momento dei suoi maggiori e più radicali cambiamenti. Con la conquista normanna il francese diventa la lingua comune delle classi sociali più elevate ed esercita una notevole influenza soprattutto sul vocabolario inglese, che viene profondamente compenetrato di elementi lessicali francesi: nella terminologia religiosa (religion, sacrament, ecc.), nella terminologia politica, parlamentare e amministrativa (authority, government, ecc.), nella terminologia giuridica (advocate, judge, ecc.), nella terminologia militare (army, battle, ecc.), delle arti e delle scienze (art, painting, ecc.), della moda (fashion, dress, ecc.), della gastronomia (dinner, supper, ecc.), e si può dire in ogni altro settore della vita pubblica e privata. Delle ca. 10.000 parole passate dal francese all'inglese in questo periodo, ca. il 75% sono ancora in uso. La tendenza, già in atto nell'inglese, a semplificare il sistema flessivo, che portò alla trasformazione della lingua da sintetica ad analitica, fu favorita anche dall'influsso francese. La riduzione delle vocali atone finali -a, -u in -e (nama>name, talu>tale), la riduzione di -m in -n e la sua successiva scomparsa, hanno portato prima a un livellamento di tutte le desinenze e poi alla loro completa perdita. L'unica forma di plurale in -es dei dialetti settentrionali si estende ed elimina, già nel sec. XIV, quella meridionale in -en (ne restano tracce in children, oxen). La distinzione tra la flessione forte (sing. gōd, plur. gōde) e quella debole (sing. e plur. gōde) tende a scomparire e l'aggettivo diventa così invariabile; tende anche a scomparire la distinzione del genere grammaticale. In modo analogo si semplifica l'antica flessione verbale e si creano sul modello romanzo nuove forme verbali composte e perifrastiche (I have loved, ho amato, I'm loved, sono amato). Divenuto ormai il francese, all'inizio della guerra dei Cent'anni (1337-1453), la lingua dei nemici dell'Inghilterra, il suo uso cessa anche negli ambienti ufficiali nel corso del sec. XIV, prima nell'insegnamento universitario di Oxford, poi anche al Parlamento e nei tribunali. Abbastanza consistente è stato anche l'apporto lessicale del latino al vocabolario dell'inglese medio: nella sola traduzione della Bibbia fatta da Wycliffe alla fine del sec. XIV si sono individuati un migliaio di nuovi vocaboli latini; il loro numero aumenta ancora in una serie di scrittori del secolo seguente (da Lydgate a Skelton) dando luogo a quel linguaggio aulico che fu chiamato aureate diction. È stata soprattutto l'opera letteraria di Chaucer a fare dell'inglese medio una lingua duttile e ricca di mezzi espressivi tali da poter essere usata perfettamente dai grandi del Rinascimento. È questo il periodo in cui la cultura italiana penetra profondamente in Inghilterra, la lingua italiana è insegnata nelle scuole e la stessa regina Elisabetta la parla, l'imitazione degli scrittori italiani si fa sempre più frequente, si traducono Ariosto, Machiavelli, Tasso, e numerose parole italiane si introducono nel lessico inglese soprattutto nel campo delle arti (belvedere, cupola, fresco) e delle lettere (madrigal, motto, stanza, sonnet).

Linguistica: l'inglese moderno

Nel Cinquecento l'inglese comincia a considerare anche il suo passato linguistico: è del 1566 il primo testo di inglese antico; nel 1640 si fonda la prima cattedra di inglese antico e si gettano le basi per la conoscenza dell'origine delle parole inglesi, lavoro che permetterà la pubblicazione, nel 1721, del primo dizionario etimologico della lingua. Questa era ancora in via di sviluppo e stabilizzazione: il trapasso dall'inglese medio a quello moderno è segnato da nuove trasformazioni di suoni che mutano il sistema fonetico della lingua, e insieme si altera il lessico, insieme ai valori fonetici quelli semantici. La lingua continua ad arricchirsi: se già con Shakespeare aveva avuto una grande possibilità di ampliamento, tanto da includere nell'opera letteraria elementi provenienti da ogni sfera sociale (termini illustri, popolari, detti contadini, parole volgari e perfino oscene) oltre all'invenzione di neologismi da parte dell'autore stesso, nei secoli successivi si nota la tendenza a usare con sempre maggior frequenza la lingua parlata nell'opera letteraria. Si assisterà così a una purificazione della lingua barocca con il sistema detto del Refining (revisione), che avrà spazio soprattutto nella prosa scientifica del Settecento (così come avvenne anche in Italia), ma in generale il processo evolutivo della lingua inglese avrà come costanti una grande libertà, col rifiuto di norme assolute e precise, una flessibilità e adattabilità infinita che costituisce una delle caratteristiche più spiccate anche della lingua contemporanea. Per esempio la libertà più ampia domina nei sec. XVI-XVII nella comparazione degli aggettivi, tendenza che si è protratta sino alla nostra epoca; similmente si era (e si è) portati al livellamento e alla semplificazione dei verbi: l'adattabilità della lingua inglese appare ancora meglio dalla facilità con cui le parole cambiano di categoria senza cambiare di forma. Nei secoli seguenti la struttura fonetica e morfologica conosce modifiche soltanto nei particolari: il vocabolario si amplia e si arricchisce senza sosta. Sebbene questo sia un carattere comune a tutte le lingue, per ciò che riguarda l'inglese si deve aggiungere la sua estrema disponibilità ad accogliere, trasformare e assimilare vocaboli esterni, ciò che amplia considerevolmente le possibilità espressive della lingua stessa. Nel Settecento si deve sottolineare poi un altro fatto che allarga maggiormente l'acquisizione di nuovi termini nell'uso della lingua: lo sviluppo dei club dove si leggevano i giornali; discutendo di tutto, termini astratti passavano dalla lingua letteraria a quella familiare, che si eleva di tono e diventa “buon conversare”. Non mancarono tentativi di normalizzare tali incontrollati arricchimenti del linguaggio con la compilazione di regole grammaticali, che combattessero le irregolarità e le improprietà come il doppio comparativo (more better), le costruzioni come it's him (invece di it's he); si codifica la forma dei verbi forti e irregolari; si impone la distinzione tra between e among; si stabiliscono regole precise per shall e will. Comunque, tra i vari tentativi di riforma si ricorda quello di R. E. Zachrisson, anche se il suo scopo di trovare una lingua ortograficamente e fonologicamente semplificata a uso di più larghi strati di popolazione non è andato a buon fine per svariate difficoltà. Giornalisti, romanzieri, drammaturghi, nell'intento di rendere maggiormente comprensibili i loro scritti, usano termini che sino a poco tempo fa si trovavano solo nei canti della “mala”. Da Kipling a Galsworthy a Joyce, lo slang non ha conosciuto momenti di pausa nel modificare una lingua che, per non avere quasi schemi fissi, risulta però assai più complessa di alcune lingue a rigida struttura sintattica e grammaticale. Diffuso in gran parte del mondo dal grande impero coloniale britannico, l'inglese ha cominciato a sostituire il francese come lingua internazionale della diplomazia già alla fine della I guerra mondiale. È divenuto praticamente la lingua più usata negli scambi commerciali internazionali e, in gran parte, anche di quelli culturali e scientifici. Su esso si fonda la lingua ausiliaria internazionale chiamata Basic English. L'inglese è anche la lingua ufficiale degli Stati Uniti, della Repubblica Sudafricana, del Camerun e di alcuni Stati del Commonwealth (tra i quali Australia, Nuova Zelanda, Canada). L'inglese degli Stati Uniti si distingue da quello parlato nel Regno Unito per alcune particolarità grafiche (per esempio -or invece di -our, color per colour, labor per labour, sul modello di doctor, defense per defence, ecc.) e lessicali (per esempio americano fall, autunno, inglese autumn; americano elevator, ascensore, inglese lift; americano railroad, ferrovia, inglese railway; ecc.).

Bibliografia

Per la storia della lingua inglese

O. Jespersen, Growth and structure of the English language, Oxford, 1948; C. Baugh, A History of the English Language, Londra, 1959; K. Brunner, Die englische Sprache, 2 voll., Tubinga, 1960-62.

Per l'inglese antico

J. Bosworth, T. N. Toller, An Anglo-Saxon Dictionary, Oxford, 1954; A. Campbell, Old English grammar, Oxford, 1959; K. Brunner, Altenglische Grammatik, Tubinga, 1965.

Per l'inglese medio

F. Mossé, Manuel de l'anglais du Moyen Age, II vol., Parigi, 1949; Fr. H. Stratmann, A Middle-English Dictionary, Oxford 1958; K. Brunner, Abriss der mittelenglischen Grammatik, Tubinga, 1959.

Per l'inglese moderno

O. Jespersen, A Modern English Grammar on Historical Principles, 7 voll., Heidelberg-Copenaghen, 1909-49; W. Zandvoort, Handbook of English Grammar, Londra, 1957; D. N. Francis, The Structure of American English, New York, 1958.