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iniziazióne

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Lessico

sf. [sec. XVIII; da iniziare].

1) Rar., inizio.

2) In etnologia, complesso di cerimonie, pratiche e prove attraverso cui un individuo passa da una condizione a un'altra, per esempio dallo stato puberale a quello adulto, o accede a determinati privilegi: iniziazione tribale, riti magici d'iniziazione.

3) Per estensione, l'essere iniziato o ammesso a un rito, a una setta, uno studio complesso; avviamento, introduzione alla conoscenza diretta di qualche cosa, a un'attività e simili: iniziazione all'astronomia; iniziazione alla musica; iniziazione alla vita ascetica.

Etnologia

Il rito iniziatico (o d'iniziazione) è un rito di passaggio che segna l'“ingresso” (latino initium) di un individuo in una nuova condizione. L'acquisizione al campo della sacralità dei termini “iniziatico” e “iniziazione” viene dagli antichi Romani che chiamarono initium sia il rituale connesso con l'ammissione di un soggetto ai misteri, sia i misteri stessi. Entrambi i termini sono usati in senso tecnico nella letteratura storico-religiosa per indicare, oltre che le iniziazioni misteriche, anche altri tipi di cerimonie: quelle che realizzano il passaggio di un soggetto in una particolare categoria di operatori sacrali (sciamani, stregoni, medicine-men, indovini, ecc.) o in una particolare condizione religiosa (sacerdozio, condizione monastica, ecc.), ma soprattutto quelle che immettono i giovani nelle società degli adulti, le cosiddette iniziazioni tribali, di grandissima importanza nella religione e in genere nella cultura delle popolazioni primitive. Nel loro complesso (ossia prescindendo dalle funzioni che distinguono queste dalle altre iniziazioni) esse presentano tutti gli elementi essenziali del linguaggio rituale mediante il quale si realizza la trasformazione – quale che sia – del soggetto, che è poi lo scopo comune di ogni iniziazione. Suoi elementi sono: mortificazione; acquisizione di uno status provvisorio (marginale); rivelazione di sacra; superamento di prove; rigenerazione. La mortificazione realizza il distacco dalla condizione precedente: si muore alla vecchia condizione. Questa “morte” può essere rappresentata con una finzione rituale (finta uccisione dell'iniziando, manifestazione di lutto da parte della madre, ecc.), o anche ideologicamente: si crede che l'iniziando sarà divorato da un mostro (Australia), o portato via dagli spiriti dei morti (Africa), ecc. L'acquisizione dello status provvisorio è contrassegnata da: segregazione degli iniziandi; tabù alimentari, di vestiario, ecc. che li costringono a un genere di vita fuori dal normale (vivere dove normalmente non si vive, e per di più in un modo diverso dal normale, sta a significare la marginalità di questa condizione). La rivelazione dei sacra consiste nella partecipazione agli iniziandi di alcuni elementi essenziali della religione tribale: si mostrano loro oggetti liturgici, si narrano miti, s'insegnano riti, ecc. Le prove che gli iniziandi debbono superare vanno da ciò che si potrebbe definire “supplizi” (circoncisione, avulsione di denti, mutilazioni varie), alle gare agonistiche. La rigenerazione, che di solito è preparata da riti di purificazione, viene intesa come una vera e propria nascita (alla nuova condizione): in certi casi la finzione rituale giunge al punto che l'iniziato mostra di non sapere né parlare, né camminare, ecc., come un bambino appena nato. Le iniziazioni tribali, il cui reale soggetto non è tanto l'iniziando quanto la società che forma se stessa prendendo i giovani (quasi una materia “naturale”) e trasformandoli in suoi membri (individui “culturali”), sono di solito l'istituto pubblico più curato dalle comunità primitive. Ma si hanno anche casi in cui l'iniziazione assume forma privata; per esempio tra gli Indiani dell'America Settentrionale dove il giovane, raggiunta l'età prescritta, partiva solitario dalla sua tribù (segregazione), sottoponendosi a tabù alimentari e di vestiario (condizione marginale), a bagni freddi e veglie (prove iniziatiche), finché non incontrava uno spirito (rivelazione dei sacra) la cui protezione gli avrebbe assicurato il posto di membro adulto nella tribù (rigenerazione). Lo scopo delle iniziazioni tribali è di formare membri adulti per la comunità; ma questa si compone di maschi e di femmine, pertanto si trovano sempre due tipi di iniziazione: quelle maschili, molto complesse, e quelle femminili, più rare e meno elaborate, che spesso si riducono a segregare la ragazza alla comparsa della prima mestruazione. Si è “uomini” o “donne” soltanto dopo avere superato il rito iniziatico; se non lo si supera, non ci si può nemmeno sposare, ossia non si è nemmeno maschi e femmine (tanto è vero che prima dell'iniziazione è permessa la promiscuità sessuale, vietata dopo, quasi si trattasse di esseri neutri), non si è neppure “esseri umani” (chi muore prima dell'iniziazione, di solito, non ha un funerale). L'istituto dell'iniziazione tribale viene a cessare nelle civiltà stratificate, in cui gli individui non sono tutti uguali (come li farebbe l'iniziazione), ma sono differenziati sia per rango sia per funzioni sociali. Talvolta le iniziazioni sopravvivono o in funzione puramente religiosa (per esempio i misteri greci che davano agli iniziati una uguaglianza religiosa, in luogo dell'uguaglianza sociale fornita dalle iniziazioni tribali), o in funzione educativa.

Religione: cristianesimo

L'iniziazione cristiana è il cammino spirituale per divenire cristiano: dalla preparazione, scandita dai riti liturgici del catecumenato per gli adulti, ai sacramenti del battesimo, cresima ed eucarestia. Questi tre sacramenti sono strettamente legati tra loro, perché nell'insieme formano il cristiano perfetto: purificato dal peccato (battesimo), illuminato dallo Spirito Santo (cresima), nutrito dal Corpo e dal Sangue di Cristo (eucarestia), è introdotto nella pienezza della vita di Dio e della Chiesa. Perciò, nell'antichità, i tre sacramenti erano dati nel corso della stessa celebrazione liturgica.

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