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intensióne

sf. [sec. XVI; dal latino intensío-ōnis, da intensus, pp. di intendĕre, tendere, intendere]. In logica matematica, nella teoria del significato, indica quanto espresso, o connotato (da cui anche l'uso del sinonimo connotazione), da un segno (nome, predicato, enunciato), in contrapposizione a quanto viene da esso denotato (estensione). Nel caso di un nome, l'intensione è data dal concetto individuale oggettivamente inteso. Per esempio, le espressioni: “il grande corso”, “il vincitore di Austerlitz”, “il primo imperatore dei Francesi” rappresentano diverse maniere con cui ci si può riferire, senza fraintendimenti, a un medesimo individuo (Napoleone Bonaparte). Ciò che ci consente di far ciò è appunto il concetto individuale in esse contenuto, vale a dire l'intensione. Nel caso di un predicato monadico, per intensione si intende la proprietà (o concetto attributivo) da esso espressa: per esempio, giallo, designa il colore giallo, proprietà goduta da certi oggetti. Nel caso di predicati a più posti, per intensione si intende la relazione da essi espressa. Per esempio, per intensione del predicato diadicoM si intende la relazione “essere madre”, in contrapposizione alla sua estensione che è data dalla classe di tutte le coppie A, B (dove A è madre di B). L'intensione di un enunciato è data dalla proposizione corrispondente. Proposizione qui indica quanto si vuole esprimere quando si pronuncia o si scrive un dato enunciato.

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