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intransitivo

agg. e sm. [dal latino tardo intransitīvus].

1) In grammatica, dei verbi che esprimono un'azione che non passa dal soggetto al complemento oggetto, ma che si esaurisce nel soggetto che la compie. Pertanto non possono avere un complemento oggetto se non nella forma particolare del cosiddetto oggetto interno (vivere una vita felice) e non possono essere fatti passivi se non nella forma impersonale (come in latino curritur, si corre; ventum est, si venne). Alcuni verbi sono sempre intransitivi (andare, venire, partire), altri possono essere ora transitivi ora intransitivi assumendo a volte anche un significato diverso: piegare un oggetto (transitivo), piegare a destra (intransitivo). Anche in latino alcuni verbi usati transitivamente o intransitivamente hanno significati diversi: libertatem concedere (concedere la libertà), concedere oculis (allontanarsi dalla vista). Con la formula intransitiva pronominale alcuni grammatici designano la categoria dei verbi di forma riflessiva e di valore intransitivo.

2) In matematica, non transitivo; è riferito, in particolare, al gruppo di sostituzioni, G, su un insieme I tale che, dati due elementi a e b dell'insieme I sul quale G opera, non sempre esiste una sostituzione di G che porta a in b. Applicando a un elemento di I tutte le trasformazioni di G non si ottiene pertanto tutto I, ma un suo sottoinsieme proprio, detto sistema di intransitività determinato dall'elemento considerato.

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