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Lessico

pron. pers. m. e f. di prima pers. sing. e sm. [sec. XIV; latino volg. eo, dal classico ego].

1) Pron., indica la persona che parla quando questa si riferisce a se stessa. Si usa solo come soggetto; come compl. oggetto e compl. indiretto formato con la prep. si usa me e la forma atona mi per il compl. oggetto e per quello di termine: ha scelto me, ha scritto a me; mi ha scelto, mi ha scritto. La forma me si usa anche dopo quanto o come, in frasi comparative, a meno che il verbo non sia ripetuto: ne sa quanto me, prova a lavorare come lavoro io, e nelle esclamazioni: povero me!

2) È spesso sottinteso quando la persona è chiaramente indicata dalla forma verbale: sono felice, partirò domani. È però sempre espresso nei seguenti casi: A) quando si vuole mettere in particolare evidenza il soggetto: io non c'entro, io dico la verità. B) Con stesso e medesimo: andrò io stesso. C) Con anche, nemmeno, proprio, appunto e simili: andrò anch'io; nemmeno io c'ero. D) Nelle contrapposizioni, tu andrai, io no. E) Quando è seguito da un'apposizione: io sottoscritto. F) Quando i soggetti siano più d'uno, io e tu, mio fratello e io. G) Quando sia soggetto di un verbo al congt., credeva che io non lo sapessi.

3) Posto all'inizio della frase assume valore enfatico: io lo so, io ho sempre sgobbato; posposto al verbo o in fine di frase dà particolare rilievo all'espressione: lo so io, te lo dico io; o esprime una vaga minaccia: te la farò vedere io!; o un desiderio: avessi io i tuoi anni! Si rafforza con l'inciso per me (per quel che mi riguarda, per conto mio, per quanto sta in me): io, per me, non ho nulla in contrario. Da quel momento non sono stato più io, sono cambiato fisicamente o spiritualmente; se non gliela faccio smettere non sono più io, per esprimere una ferma decisione di fare qualche cosa

4) Sm., l'uomo in quanto afferma se stesso come soggetto della conoscenza e dell'azione; l'intima personalità umana: avere coscienza del proprio io; pensare solo al proprio io, solo a se stessi; sente una grande gioia nel suo io, nel suo intimo.

Filosofia

Al problema dell'io si collegano più o meno esplicitamente tutti gli altri problemi della soggettività in generale (individualità, autocoscienza, persona). Da un lato essi si collegano all'io come al loro presupposto metafisico o gnoseologico o psicologico, dall'altro se ne distinguono nella misura in cui ricercano determinazioni particolari e specifiche. Così il problema dell'individualità sorge quando l'io è pensato in riferimento all'opposizione di universalità e singolarità; il problema dell'autocoscienza ha luogo quando l'io è chiamato a superare quella opposizione e le antinomie che sembrano in essa implicite; il problema della persona è connesso a quello dell'io come fondamento dei valori che sono universali e singolari nello stesso tempo. Al concetto dell'io, dell'identità del soggetto come principio conoscitivo, si riferivano i sofisti quando vedevano nell'uomo la misura di tutte le cose. Lo stesso concetto intendeva Socrate, da un punto di vista etico oltre che teoretico, con il suo celebre “conosci te stesso”. Nel cristianesimo l'io assume i caratteri della persona, perché pone l'uomo, il singolo, al centro della creazione. Nella filosofia moderna, l'io tende a essere identificato con l'autocoscienza, con la coscienza che si rispecchia in se stessa e scopre se stessa: come principio spirituale (res cogitans) opposto a un principio materiale (res extensa) in Cartesiocome principio trascendentale che unifica la molteplicità delle rappresentazioni in Kant; come principio assoluto in cui confluiscono tutte le mediazioni dell'essere in Hegel. Contro Hegel la filosofia contemporanea, a partire da Kierkegaard, si è opposta alla dissoluzione dell'io, muovendo alla riscoperta di ciò che nell'io è singolo, irripetibile, personale.

Psicanalisi

L'Io è parte dell'organizzazione psichica (o istanza dell'apparato psichico, secondo l'espressione di S. Freud) che ha il compito di adattare l'individuo alla realtà, svolgendo una funzione di mediazione tra le stimolazioni sensoriali e la motricità. Esso è regolato dal principio della realtà, per cui il bambino apprende a posporre a un piacere immediato un piacere più certo anche se più lontano nel tempo. Per “ideale dell'Io” si intende quell'istanza dell'apparato psichico derivante da un lato dal narcisismo, abbandonato dopo l'infanzia, e dall'altro dall'identificazione con i genitori, e che consente la formazione e la stabilizzazione dell'identità sessuale. Se le sue origini vanno fatte risalire alla fase edipica (quattro-sei anni), esso si differenzia dall'Io durante l'adolescenza. Il concetto di Io è stato particolarmente sviluppato in alcune teorizzazioni della psicanalisi postfreudiana (secondo la teoria freudiana l'Io viene distinto dall'Es e dal Super-Io), e in modo particolare nelle concezioni dello psicanalista ungherese F. Alexander.

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