ipercloridrìa

sf. [sec. XIX; da iper-+cloridr(ico)]. Aumento della quantità e concentrazione dell'acido cloridrico nel succo gastrico che, se temporanea (stress, alimentazione incongrua) non provoca alcun danno rimarchevole, mentre invece, se permanente, è responsabile di lesioni della mucosa dello stomaco che hanno la loro più tipica espressione clinica nell'ulcera peptica a sede gastrica o duodenale, con la caratteristica di recidivare. La misurazione dell'acidità del succo gastrico viene effettuata mediante aspirazione di esso a precisi intervalli di tempo, eventualmente previa ipoglicemia provocata (test di Hollander). Le terapie mediche hanno di molto ridotto il ricorso alla terapia chirurgica.

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