iperemìa

sf. [sec. XIX; iper-+-emia]. Aumento della quantità di sangue circolante in un distretto o in un organo, determinata principalmente da vasodilatazione capillare. L'iperemia attiva è dovuta ad aumentato afflusso di sangue arterioso; può essere provocata da fattori chimici, termici, meccanici, psichici; rappresenta il primo momento di ogni processo infiammatorio. Gli organi interessati aumentano di volume e assumono colorito rosso intenso; il quadro istologico è caratterizzato da rami capillari aperti al circolo fino alle loro più piccole diramazioni, con il lume dilatato e pieno di globuli rossi. L'iperemia passiva (detta pure iperemia venosa, congestione passiva, stasi venosa) è condizionata da un ostacolato deflusso di sangue dall'organo e comporta un sovrariempimento dei capillari e delle vene; la causa più frequente è l'insufficienza acuta o cronica di cuore. In quest'ultimo caso gli organi interessati presentano un colorito rosso bluastro scuro (cianosi), sono aumentati di volume ed edematosi.

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