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ipocondrìa

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Lessico

sf. [sec. XVII; dal greco hypochóndrios, che sta sotto le cartilagini presso l'epigastrio, cioè nella sede presunta di tale male]. Paura patologica di essere affetto da malattie. Per estensione, grave e acuta forma di melanconia.

Psicologia

Gli ipocondriaci, in assenza di una malattia somatica, sperimentano una preoccupazione continua e intensa per la propria salute fisica e lamentano malesseri più o meno vaghi, diffusi o localizzati, e sempre vissuti con notevole ansia e inquietudine. Si tratta di un'erronea e tenace convinzione di essere ammalati, legata in qualche modo a un'alterazione del rapporto di un soggetto con il proprio corpo. L'ipocondria può manifestarsi in diverse malattie psichiche. Spesso compare in personalità nevrotiche, che accusano pressoché costantemente un vago e penoso malessere di fondo, da cui emergono occasionalmente disturbi più specifici e alquanto disparati (turbe visive, vertigini, affanno, palpitazioni, dolori toracici, disturbi digestivi o urinari, dolori muscolari o articolari, alterazioni della sensibilità, ecc.) che vengono descritti dall'ipocondriaco con estrema meticolosità e dovizia di dettagli. A queste sensazioni penose si associa immancabilmente l'ansia, essendo ogni sensazione vissuta, temuta e interpretata come avvisaglia o sintomo di una grave malattia. I pensieri di questi malati immaginari sono fortemente concentrati sul problema della salute e per questo, talvolta, essi sono chiusi a qualsivoglia altro interesse: consultano continuamente il proprio medico e altri specialisti, sottoponendosi a esami chimici e strumentali il cui risultato è rassicurante solo molto precariamente e fugacemente. Spesso l'ipocondria si presenta in momenti in cui un certo calo dell'efficienza fisica, come durante il climaterio, porta a focalizzare attenzioni e preoccupazioni sul proprio corpo. L'ansia che accompagna l'ipocondria può associarsi a depressione. Nell'ambito delle psicosi, a differenza che nelle sindromi nevrotiche, l'ipocondria può assumere carattere di notevole gravità. Si può arrivare al delirio ipocondriaco, cioè a una convinzione delirante di una inesistente infermità, in alcune forme di depressione endogena e di schizofrenia, nella quale il delirio può manifestarsi con contenuti particolarmente assurdi e bizzarri (inversione di posizione dei due emisferi cerebrali, pietrificazione del cuore, ecc.). In tutti i casi di ipocondria gli orizzonti dell'esistenza tendono a restringersi progressivamente, con una concentrazione di interesse sempre più esclusiva sul proprio corpo e distacco dal mondo circostante. Si ammette che nell'insorgenza di una sindrome ipocondriaca possa giocare un ruolo un certo grado di predisposizione costituzionale, su cui agiscono negativamente condizionamenti esterni, come la lettura di testi di informazione medica o la conoscenza diretta della storia clinica di individui affetti da gravi malattie o deceduti in circostanze particolarmente drammatiche. § In psicanalisi qualcuno interpreta l'ipocondria come una forma di ripiegamento sul proprio corpo del desiderio sessuale o libido, quando sia difficoltosa o frustrante la sua normale proiezione sull'esterno; altri inquadrano il pensiero ipocondriaco nel contesto di un simbolismo persecutorio, in cui la persecuzione invece che dall'esterno proviene dallo stesso corpo. Il trattamento dell'ipocondria dipende da quello della malattia fondamentale. Spesso, in particolar modo nelle forme nevrotiche, si assiste a un progressivo miglioramento dell'ipocondria con il supporto psicoterapico o anche psicanalitico: infatti, è così possibile rendere accessibile alla critica e all'autocritica (e quindi in certo modo controllare) il patologico spostamento dell'attenzione individuale dal mondo esterno al proprio corpo.

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