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ipotermìa

sf. [sec. XIX; ipo-+-termia]. Diminuzione della temperatura del corpo, rispetto ai valori normali (detta anche alfidismo). L'ipotermia può essere una conseguenza dell'assideramento, di intossicazioni esogene, lesioni nervose del midollo spinale, meningiti, idrocefalo, stati di collasso nel corso di malattie infettive febbrili, ecc. §Ipotermia controllata (in passato denominata anche ibernazione artificiale), metodo rivolto a ottenere, mediante adeguato abbassamento della temperatura corporea, un rallentamento dei processi vitali dell'uomo in alcuni particolari interventi di neuro- e cardiochirurgia. La diminuzione dell'attività del sistema nervoso centrale nell'animale in ipotermia spinta suggerì la possibilità di utilizzare questa pratica in chirurgia per ottenere una più prolungata e più sicura anestesia generale, con il vantaggio dell'interruzione della circolazione sanguigna per un tempo relativamente lungo, il che è particolarmente utile in interventi sul cervello e sul cuore. Infatti, poiché il metabolismo diminuisce con l'abbassarsi della temperatura corporea, aumenta di conseguenza il tempo durante il quale i tessuti possono sopportare l'anossia. Poiché l'arresto della circolazione, che spesso avviene in cardiochirurgia, potrebbe causare danni irreversibili al cervello si ovvia all'inconveniente raffreddando il sangue che va al cervello, limitando cioè l'ipotermia al territorio cefalico. L'instaurarsi nell'uomo della fibrillazione atriale quando la temperatura corporea scende a 25 ºC creava tuttavia una grave difficoltà all'adozione pratica del metodo; il fenomeno, attribuito a un'alterata funzione del sistema nervoso autonomo, è stato rimosso trattando preventivamente il paziente con farmaci che bloccano tale sistema con il vantaggio di ottenere anche una diminuzione della frequenza cardiaca e una preventiva leggera anestesia. Aggiungendo a questa pratica l'iperventilazione del soggetto con ossigeno puro, onde evitare l'eccessivo accumulo di anidride carbonica, la cui solubilità aumenta molto a bassa temperatura, è possibile portare la temperatura interna al di sotto dei 20 ºC senza fibrillazione. In queste condizioni l'interruzione della circolazione, attraverso il cervello e il miocardio, può durare anche oltre mezz'ora senza che avvengano alterazioni permanenti, tempo sufficiente per numerosi interventi. La tecnica dell'ipotermia si attua di solito immergendo il paziente in un bagno di acqua a 0 ºC fino a ottenere l'abbassamento di temperatura e il grado di anestesia desiderati.