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ischemìa

sf. [sec. XIX; dal greco íschō, trattenere+-emia]. Diminuzione della quantità di sangue in un determinato distretto vasale, che provoca stato di sofferenza nel distretto interessato fino a gravi complicazioni in rapporto agli organi coinvolti (per esempio infarto). La causa immediata è un restringimento del lume delle arterie prodotto da contrazione della parete muscolare, da compressione dall'esterno, diretta o indiretta (tumori, cicatrici, legature, ecc.), da ispessimento della parete arteriosa (arteriosclerosi, tumori, processi flogistici e degenerativi), o un'ostruzione del lume vasale (trombi, emboli, parassiti). Mentre l'ischemia da vasocostrizione è sempre transitoria, quella da altre cause può perdurare a lungo, aggravandosi fino a condurre alla chiusura completa di singole arterie. Un'ischemia transitoria può inoltre verificarsi senza modificazioni del lume dei vasi afferenti per l'improvviso richiamo di una grande quantità di sangue in un altro distretto vasale, vicino o lontano.

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