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iscrizióne

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Lessico

sf. [sec. XVI; dal latino inscriptío-ōnis].

1) Atto ed effetto dell'iscrivere o dell'iscriversi: presentare il certificato di iscrizione a una competizione, a un corso di aggiornamento, a una scuola.

2) Ogni sorta di scritto commemorativo o dedicatorio, inciso su materiale durevole (pietra, marmo, metallo, legno, ecc.).

3) Annotazione in pubblici registri di atti o titoli da rendere pubblici ai terzi: iscrizione nel registro delle imprese, pubblicazione in detti registri di tutti gli atti relativi alla costituzione, modifica ed estinzione delle persone giuridiche; iscrizione ipotecaria, annotazione nei registri immobiliari della garanzia ipotecaria concessa a carico di un bene immobile e a favore di un creditore; iscrizione della causa a ruolo, atto con cui l'attore di un giudizio civile si costituisce nella cancelleria del tribunale competente.

4) Nel linguaggio tecnico, iscrizione di un veicolo in curva, inserimento del veicolo lungo la curva secondo una traiettoria corretta, cioè tale che la mezzeria del veicolo si mantenga sempre a distanza costante dal margine della curva; nei veicoli su binari, una corretta iscrizione in curva richiede un certo aumento dello scartamento dei binari lungo il tratto di curva.

Epigrafia

Le iscrizioni possono esser classificate in base al materiale iscritto oppure, ed è il criterio più seguito e scientificamente più utile, in base allo scopo per cui sono state eseguite e al loro contenuto: infatti dal confronto di più iscrizioni dello stesso tipo se ne possono ricavare gli elementi comuni, l'ordine in cui essi si trovano, le formule più usuali, le sigle, le caratteristiche proprie di singoli periodi. In una parola, altrettanti elementi di datazione o di ricostruzione. Nelle raccolte epigrafiche, soprattutto nelle maggiori, a tale criterio si aggiunge quello topografico o quello cronologico. Soprattutto la civiltà greco-romana conobbe una grandissima varietà di iscrizioni. Prima di tutto quelle funerarie, dalle più semplici, con solo il nome del defunto, preceduto di solito nelle latine dalla formula D. M. (diis manibus) o seguito da quella H. S. E. (hic situs est), a quelle più ampie, in cui si aggiungevano elementi biografici, età, cursus honorum e i nomi di chi aveva curato la tomba, o si riproduceva addirittura l'elogio funebre del morto (Laudatio Turiae). Spesso vi si segnavano le dimensioni dell'area sepolcrale o norme sul diritto alla sepoltura (per esempio H. M. H. N. S.: hoc monumentum heredem non sequetur). Anche nelle iscrizioni dedicatorie e in quelle sacre, poste a onorare una divinità o a ricordo di un voto, carriera e note biografiche del dedicante compaiono spessissimo. Molto importanti le leggi, sia greche, di solito su pietra (decreti, Gortina), sia romane, di solito su lamine di bronzo (Lex de imperio Vespasiani; Lex Coloniae Genetivae Iuliae, Tavola di Eraclea, Tavola di Lione, Tavola di Veleia), le costituzioni, i trattati, le epigrafi ufficiali con la titolatura imperiale, gli elenchi di magistrati (fasti), i calendari, le liste dei tributi, come quelli della Lega Ateniese, come pure le iscrizioni con documenti di carattere privato (negotia), testamenti, donazioni, manumissioni, ecc., ma anche quelle più brevi, marche di fabbrica, bolli delle anfore, cifre dei pesi e delle misure, frasi tracciate sui muri. Va ricordata in modo particolare la grande iscrizione bilingue greco-latina di Ankara, il Monumentum Ancyranum, detta regina inscriptionum, con la narrazione in prima persona delle imprese e benemerenze di Augusto. § Iscrizione di San Clemente, cosìè nota un'iscrizione apposta negli ultimi anni del sec. XI su un affresco della basilica di San Clemente a Roma. Il dipinto rappresenta il tentativo d'arresto di San Clemente per opera dei servi del pagano Sisinnio. L'iscrizione è di singolare interesse, perché il volgare italiano vi appare usato per la prima volta con una chiara intenzione artistica.

Bibliografia

R. Cagnat, Cours d'épigraphie latine, Parigi, 1914; I. Calabi Limentani, Epigrafia latina, Varese-Milano, 1968; M. Guarducci, Epigrafia greca, Roma, 1969.

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