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istologìa

sf. [sec. XIX; isto-+-logia]. Disciplina biologica che studia a livello microscopico e submicroscopico la struttura e l'organizzazione della materia vivente. Dall'istologia generale, che analizza la morfologia e l'organizzazione dei tessuti, vengono distinte la citologia, che si occupa degli elementi costitutivi dei tessuti, cioè delle cellule, dal punto di vista sia morfologico sia funzionale, e l'anatomia microscopica, che studia la particolare architettura delle cellule e dei tessuti nei singoli organi. Le tecniche per l'osservazione dei tessuti nella microscopia ottica ordinaria sono relativamente semplici e rapide. Esse consistono essenzialmente nel preparare sezioni molto sottili del tessuto (fino a pochi millesimi di millimetro), indi montarle su una lamina di vetro, colorarle e porre sopra di esse un vetrino di protezione prima di eseguire l'esame microscopico. Prima di essere sezionati i tessuti vengono sottoposti a particolari procedimenti: trattamento con formalina o con altri liquidi (fissazione), che consente la conservazione del tessuto bloccando i fenomeni autolitici e putrefattivi; disidratazione con alcol e trattamento con liquidi chiarificanti (xilolo, toluolo, benzolo), che permettono l'operazione successiva, cioè l'imbibizione del tessuto con paraffina fusa a 50-60 ºC la quale viene poi lasciata raffreddare e solidificare (inclusione). Il taglio dei pezzi inclusi in paraffina si pratica con speciali apparecchi detti microtomi. Generalmente nei laboratori istologici al metodo per inclusione in paraffina si preferiscono i metodi per congelamento del tessuto, i quali sono estremamente più rapidi (5-15 minuti). Nelle tecniche di congelamento vengono di solito utilizzati il microtomo congelatore o il criostato, sorta di cellula frigorifera termostatata a –20 ºC nella quale è posto un microtomo. Per la preparazione di tessuti contenenti sostanze labili quali ammine biogene, polisaccaridi acidi, lipidi, ecc. si ricorre alla tecnica del freezing-drying, con cui si attua la disidratazione ad alto vuoto e a bassissime temperature (–40 ºC) di pezzi sottili precedentemente congelati in azoto liquido. Oltre a queste sono anche diffuse altre tecniche basate su metodi d'indagine chimica, fisica, radiografica, spettrofotometrica fino alla diffrazione ai raggi X, alla microscopia elettronica e a scansione. Inoltre, la precisione del dato istologico è stata migliorata dalle tecniche computerizzate di imaging, che permettono il trasferimento dell'immagine che si osserva in un microscopio allo schermo di un computer, con la possibilità di quantificare le diverse intensità di colore del preparato attraverso una scala cromatica opportunamente costruita. Questi mezzi di indagine non solo hanno permesso di conoscere nei particolari più minuti la morfologia della cellula e dei tessuti, ma hanno anche determinato nuovi indirizzi di ricerca nell'istologia, per cui all'indirizzo classico si sono aggiunti quello chimico (istochimica), quello fisiologico (istofisiologia) e quello d'indagine clinica (istopatologia). L'istologia moderna ha dunque perduto il carattere di disciplina puramente descrittiva affidando alla sperimentazione un ruolo non meno importante dell'osservazione e della descrizione.

Bibliografia

S. Leghissa, Citologia e istologia, Torino, 1970; A. W. Ham, Istologia, Firenze, 1971; W. Bloom, D. W. Fawcett, Trattato di istologia, Padova, 1971; W. H. Freeman, B. Bracegirdle, Istologia illustrata, Roma, 1973; J. Poirier, J.-L. Ribadeau Dumas, Istologia, Milano, 1987.