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Lessico

agg. e sm. (pl. m. -ci) [sec. XIV; dal latino tardo laícus, che risale al greco laikós, del popolo, profano].

1) Agg., che non appartiene al clero, secolare: comunità laica. Per estensione, che si ispira al laicismo: Stato laico, scuola laica; partiti laici, quelli che non si fondano su un'ideologia religiosa.

2) Sm., chi non appartiene al clero: l'insieme dei laici; in particolare, frate converso che non ha preso gli ordini.

Storia della Chiesa: dalla fondazione allo stato moderno

La Chiesa cattolica, già all'atto di fondazione, si presenta come societas inaegualis: infatti, il mandato conferito da Gesù Cristo a San Pietro e agli Apostoli presuppone la differentia inter ordinem et plebem; per cui già in Clemente Romano (fine sec. I) si distinguono un ceto dominante e docente (sacerdozio) e un ceto obbediente e discente (laicato). Tuttavia il laicato, nella Chiesa primitiva, ebbe una partecipazione notevole alla funzione di magistero: i cooperatori “carismatici” (apostoli lato sensu, profeti, dottori) in alcune fonti primitive figurano addirittura ai primi posti, avanti agli episcopi, ai presbiteri e ai diaconi. La loro autorità decade, però, sul finire del sec. II per cedere, poi, definitivamente a quella sacerdotale. Altre categorie di laici eletti, nei primi secoli, sono le “diaconesse”, che cooperavano all'amministrazione di alcuni sacramenti (battesimo delle donne, comunione ai fedeli incarcerati), e i seniores laici, sorta di consigli d'amministrazione della Chiesa africana. Il popolo, poi, partecipava all'elezione dei vescovi: il popolo romano in particolare, fino al 769, insieme coi vescovi suburbicari e col clero dell'Urbe, eleggeva il papa. L'età feudale con la moltiplicazione dei poteri locali (conti e marchesi, vassalli minori, ecc.) ebbe come conseguenza di sottomettere chiese e clero extraurbano ai potentes laici, provocando il fenomeno delle cosiddette “chiese private” o “proprie” (ted. Eigenkirchen) nell'ambito delle corti feudali, in contrapposizione all'ordinamento canonico delle pievi e delle incipienti parrocchie. Fu questo uno dei motivi (la Chiesa sotto il potere dei laici) che provocarono la decadenza del clero tra la fine del sec. IX e l'inizio dell'XI (in corrispondenza al saeculum obscurum del papato). La riforma della Chiesa che si usa chiamare “gregoriana”, da papa Gregorio VII, segnò nella seconda metà del sec. XI la riscossa del clero dalle pastoie feudali e laici, sicché la libertas Ecclesiae, perseguita dai riformatori, fu essenzialmente restaurazione di costumi (celibato) e riaffermazione dell'autorità e dignità spirituale del clero di fronte al laicato, cui rimase una posizione piuttosto passiva nella comunità ecclesiale. All'accentuarsi di tale contrapposizione tra ordo clericorum e ordo laicorum nella società cristiana (un testo del Decretum gratiani afferma: duo sunt genera christianorum) si accompagnò l'affermazione sempre più energica, da parte pontificia, delle immunità giurisdizionali e tributarie per il clero, rispetto all'incipiente organizzazione politica dei Comuni cittadini. Tali immunità, pur rispettate, provocarono una frattura tra i due ceti e, di conseguenza, la nascita graduale di quello “spirito laico” che è il lontano precursore dell'odierno laicismo. Lo Stato moderno, da una parte, e la riaffermazione della disciplina ecclesiastica (e dei conseguenti diritti e privilegi clericali) fatta dal Concilio di Trento, dall'altra, accentuarono la contrapposizione, anche se il laicato esercitò tra Medioevo e Rinascimento con le confraternite e con altri movimenti religiosi, ortodossi o ereticali, una parte abbastanza rilevante nella vita della Chiesa.

Storia della Chiesa: dalla Rivoluzione francese all'età contemporanea

Alla sempre più accentuata “laicizzazione” della vita e delle istituzioni politiche e sociali che caratterizza il periodo della Rivoluzione francese e tutto il sec. XIX in Europa (liberalismo, agnosticismo, positivismo, ecc.), la Chiesa contrappose nella seconda metà di quel secolo e, ancor più, nel sec. XX una rivalutazione dei laici nel suo seno, come operatori di un nuovo apostolato verso il mondo scristianizzato. L'Azione Cattolica, nelle sue varie forme organizzative, ne è l'espressione più caratteristica. La “nuova teologia” (in particolare Y. Congar) e il Concilio Vaticano II (1962-65), con la costituzione “De Ecclesia” (Lumen gentium) e col decreto “De apostolatu laicorum” (Apostolicam actuositatem), hanno fatto poi riapparire in tutta la loro validità (anche ridando significato effettivo al cosiddetto “sacerdozio universale dei fedeli”) le motivazioni profonde di una più attiva partecipazione dei laici alla vita e al governo della Chiesa (per esempio nei consigli parrocchiali e diocesani) e a quell'apostolato in senso amplissimo, e non organizzato, che è detto consecratio mundi.