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laminazióne

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Lessico

sf. [da lamina].

1) Operazione di deformazione plastica (a caldo o a freddo) eseguita con un laminatoio.

2) In sedimentologia, suddivisione interna di uno strato in lamine, detta anche stratificazione interna.

3) In petrografia, tessitura caratterizzata da schiacciamento, appiattimento e riorientazione dei minerali di una roccia sottoposta a intenso dinamometamorfismo, che può conferire alla roccia un aspetto fogliettato.

Metallurgia

La laminazione è un'operazione che consente di trasformare un semilavorato metallico (in genere un lingotto o una bramma) in lastre, lamiere, nastri, profilati, tubi senza saldatura, ecc. Viene effettuata, a caldo o a freddo, mediante laminatoi, diversi secondo il prodotto che si vuol ottenere: tra i cilindri del laminatoio viene fatto passare il lingotto o la bramma fino a raggiungere le dimensioni desiderate del prodotto. L'insieme dei successivi passaggi attraverso le luci aperte nei cilindri costituisce il tracciato di laminazione. Si possono distinguere due serie di tracciati di laminazione: l'una, di sbozzatura, parte dal lingotto (o dalla bramma) e conduce a un prodotto intermedio detto sbozzato; l'altra, di finitura, conduce dallo sbozzato al prodotto finito o comunque destinato a operazioni diverse dalla laminazione. Nel tracciato di sbozzatura la laminazione viene effettuata a caldo; nel tracciato di finitura la laminazione è effettuata a caldo oppure a freddo, oppure parte a caldo e parte a freddo. Un parametro importante nella determinazione dell'entità di riduzione di sezione che è possibile effettuare è rappresentato dall'angolo di laminazione (detto anche angolo di attacco o di imbocco), definito come l'angolo compreso tra il raggio del cilindro passante per lo spigolo del semilavorato, quando esso viene a contatto del cilindro stesso, e la verticale abbassata dal centro del cilindro. Il metallo, passando tra i cilindri del laminatoio, viene ridotto di sezione e allungato in proporzione e subisce un allargamento laterale di piccola entità. L'afferraggio del materiale da laminare da parte dei cilindri, e quindi la possibilità che una determinata sezione possa essere laminata, è legato ai valori del coefficiente d'attrito tra materiale in laminazione e superficie dei cilindri, al raggio dei cilindri stessi e all'entità della diminuzione di spessore che si vuole ottenere. Nella laminazione a caldo la massima riduzione dello spessore del laminato che si può ottenere con ogni passaggio corrisponde a ca. il 13% del diametro del cilindro, mentre per la laminazione a freddo tale valore è più basso. Durante una laminazione a freddo il materiale subisce un notevole incrudimento e vengono richiesti sforzi maggiori di laminazione, però è possibile ottenere un più rigoroso controllo dimensionale, un'accurata finitura superficiale, un affinamento del grano, un miglioramento delle caratteristiche meccaniche; generalmente alla laminazione a freddo viene fatto seguire un trattamento termico di distensione. La laminazione a freddo è usualmente riservata alle ultime fasi di lavorazione per l'ottenimento di prodotti quali lamiere per carrozzerie di automobili, elettrodomestici, ecc. Nella laminazione a caldo la deformazione dei grani cristallini viene annullata da un processo di ricristallizzazione che si innesca spontaneamente eliminando incrudimenti e rigenerando il grano. Dello scorrimento del metallo rimane però traccia in un orientamento delle fibre e nell'allungamento di inclusioni del tipo dei solfuri. La temperatura di laminazione dipende dalla composizione chimica del materiale che viene laminato, dalle dimensioni del grano, dalla percentuale di riduzione della sezione. Durante la laminazione ci sarà uno scorrimento relativo tra superficie dei cilindri e superficie del laminato: tale movimento relativo si annulla in un punto (punto neutro o di non scorrimento) in cui la velocità periferica del cilindro diviene uguale a quella della superficie del laminato. In tale punto diviene massimo lo sforzo di laminazione: man mano che diminuisce la sezione del laminato aumentano gli sforzi unitari, così che per laminare sezioni sottili sono richieste pressioni elevate. Per la laminazione a caldo lo spessore minimo che può essere laminato è uguale a ca. 1/50 del diametro del cilindro del laminatoio.

Sedimentologia

Per lamine di uno strato si intendono gli spessori di sedimenti depositatisi in condizioni fisiche essenzialmente costanti che hanno dato luogo alla loro formazione per variazioni ritmiche del flusso della corrente cui si deve il deposito o delle caratteristiche chimico-fisiche dell'ambiente sedimentario. Se le variazioni di composizione granulometrica o mineralogica nell'ambito di uno strato sono molto graduali, tanto da non consentire l'identificazione di una laminazione evidente, lo strato viene definito gradato. La disposizione delle lamine può risultare parallela alle superfici dello strato (laminazione parallela) o formare con queste un certo angolo (laminazione inclinata) quando il deposito sia avvenuto su superfici irregolari interessate da accidentalità perpendicolari alla direzione della corrente. Le lamine possono essere inclinate regolarmente secondo piani obliqui (laminazione diagonale o tabulare) o presentare una leggera concavità verso l'alto (laminazione concava). Se, per cambiamenti di direzione del vento o della corrente cui è connessa la deposizione, si vengono a trovare a contatto pacchetti di lamine diversamente inclinati, si ha la laminazione incrociata. Per laminazione convoluta, vedi convoluzione.

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